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L’Unione fa la Forza
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L’Unione fa la Forza

Abbiamo la peste? Magari sì. Come l’abbiamo presa? E’ chiaro, americana o europea che sia, stando a contatto con le api e con gli apicoltori.
Ma è contagiosa? Beh, Manzoni sul contagio ha costruito pagine meravigliose nei “Promessi Sposi”. Perché pensiamo di averla?
C’è gente che dovrebbe trovarsi a parlare agli apicoltori insieme a noi e che da tempo evita di farlo.

Ma ragazzi se gli altri ci fanno sempre entrare e non scappano magari siamo guariti. Noi siamo sempre disposti a confrontarci con tutti, di confronto ha bisogno l’apicoltura. In passato, gli appestati li mettevano nel Lazzaretto per isolarli, c’è morto Don Rodrigo (un altro personaggio Manzoniano). Cari strateghi dell’altrui isolamento con noi non ci riuscirete siamo ben vivi, vegeti e presenti fra gli apicoltori.
Siete voi che vi state isolando. In una Torre d’avorio? No, dal settore apistico. L’incontro di Arezzo – quello di sabato 13, non salterà. Avrà, semplicemente altri protagonisti, quelli giusti per l’apicoltura. Delle auto proclamazioni siamo stufi, dei giochi di corridoio siamo stufi, dei politicanti d’accatto siamo stufi. Dunque, andremo avanti per la nostra strada senza bisogno dei Tartarini di Tarascona.

Andiamo avanti, abbiamo perso troppo tempo dietro il nulla. Alla luce di quanto sta accadendo nel Settore, diventa fondamentale riflettere sull’importanza di riappropriarci, responsabilmente, del nostro lavoro. Come? Per noi di Anai è chiaro: in modo attivo e critico senza chiuderci in un “ recinto” e senza adagiarci su verità preconfezionate da altri - in buona o cattiva fede che siano. E il discorso vale anche se provengono da fonti autorevoli e “ scientifiche” (è emblematico che la “Chiesa” abbia riconosciuto il proprio errore riguardo alle teorie di Galileo Galilei, dopo 350 anni!).

Questo punto è molto delicato e importante (… eppur si muove … è la terra che gira intorno al sole!), nella ricerca di nuove soluzioni occorre uscire dai vecchi schemi che non ci danno la possibilità di trovare vie di uscita e smetterla di pensare che non ci siano soluzioni.
Noi di ANAI continueremo sulla strada della pazienza, non chiediamo una risposta immediata e invitiamo tutti a procedere con spirito critico e mente aperta. Preconfezionare una “Bolla di Eresia” mal si adatta al terzo millennio.
Vogliamo essere giudicati non per quello scritto in “lettere di intenti “, ma per ciò che abbiamo fatto e introduciamo elementi di verifica oggettiva (vedi art. di apertura su Apitalia n° 9 / 2012). Non siamo un Partito Politico che fa tanti bei programmi che, poi, non saranno attuati mai. La nostra storia, invece, è piena di “fatto”, e gli apicoltori lo sanno bene. Ci preme solo il loro giudizio.

E veniamo al coordinamento fra le Associazioni apistiche che abbiamo sempre caldeggiato.
Ricordate lo slogan “L’unione fa la Forza?”. Del resto, basta osservare le api per capire quanto sia corretto il concetto. E’ chiaro che per cambiare in senso più moderno il mondo dell’apicoltura occorre lavorare insieme. Troppi i paletti che abbiamo trovato lungo il nostro percorso e che tendevano a isolarci.
Non siamo dei paranoici, c’è gente che ha rifiutato di firmare documenti congiunti con Anai; anzi, a quanto ci dicono, si rifiutava di firmare in caso di nostra firma. Del resto, della sindrome di Napoleone erano pieni i manicomi prima che la legge Basaglia li abolisse. Ora possono farlo con tranquillità, non saranno reclusi. Che cosa c’entra tutto ciò con l’Apicoltura? Questa è politica che non vola. Comunque, non portiamo rancore, visto che la nostra posizione, è giusto ripeterla, è improntata all’unità del mondo apistico. Vogliamo, però, levarci un sassolino dalle scarpe, piccolo piccolo, non vi preoccupate. Il tentativo di isolamento è fallito, statene certi. C’è gente che scappa perché ha paura. Siamo sempre più forti. A chi si crede più forte dico, ma facciamola, veramente, una vera conta con numeri che rispecchino gli apicoltori veri, quelli che di questo mestiere vivono.

La nostra forza è dimostrata anche dai processi che abbiamo vinto in Italia difendendo gli apicoltori. Vittorie schiaccianti che a qualcuno bruciano perché acclarano il nostro ruolo in apicoltura: cominciate a pensarci bene, non siamo piccolini. Piacerebbe a qualcuno, ma il principio di realtà batte il principio del piacere di chi ci vorrebbe fuori dalla scena. Magari Napoleone e principio del piacere fanno delirare. Badate che gli apicoltori che abbiamo difeso non erano iscritti Anai ma soci di altre associazioni che li avevano lasciati al loro destino. Noi continueremo a prestare il nostro aiuto a tutti.
Continua la storiella in cui si dice che Anai è il partito degli antibiotici. Ma dove vive questa gente? Si è accorta dello stato in cui versa l’apicoltura di casa nostra? Le malattie impazzano, la produzione scende e gli apicoltori non riescono a condurre il loro lavoro in modo adeguato. Noi siamo semplicemente studiando alcune questioni e rispetto agli antibiotici occorre considerare quello che è successo sino ad oggi e lo stato degli alveari. Le api sono un allevamento e negli altri allevamenti si fornisco agli allevatori tutti i mezzi adeguati per non far morire gli animali, senza danneggiare il consumatore. Nell’associazionismo italiano c’è chi vive fra le nuvole.
Ci sono i falsi puristi (dietro le quinte le schifezze non si contano) che tendono solo a intercettare soldi pubblici. Una domanda? Questi soldi finiscono agli apicoltori? Ne chiederemo ragione alle autorità. Noi non abbiamo in tasca un soldo pubblico ma ciò non ci ha impedito di lavorare ai 10 ppb residuali nello screening per una classe di sostanze; ciò non ci ha impedito di presentare progetti al ministero per dimostrare come l’inquinamento ambientale finisca in alveare; ciò non ci ha impedito di presentarci nei diversi ministeri non come politici ma come apicoltori che parlano in nome e per conto degli apicoltori; ciò non ci ha impedito di essere presenti in Tribunale a difendere gli apicoltori; ciò non ci ha impedito di partecipare al varo del Pnr nazionale il cui progetto pilota si è svolto proprio nella sede Anai di Pisa e tanto altro. Magari cercano soldi per avviare progetti che abbiamo ideato noi: di tradimenti e alleanze ribaltate è piena la storia. Questo è vecchio ciarpame. Noi siamo il Partito degli apicoltori, dovete metterverlo in testa.

Poi, c’è Apitalia che in questi anni ha sempre dato voce alle battaglie apistiche.
Del resto, su Apitalia appaiono notizie che riguardano tutte le altre Associazioni. Un bell’esempio di democrazia, non c’ è che dire.
Apitalia è il giornale dell’apicoltura non delle corporazioni e dei falsi profeti.
 
(by Sergio D’Agostino, Presidente A.N.A.I. / 10.10.2012)