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Miele e clima pazzo
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Un marzo caldo ed un aprile freddo hanno fatto crollare la produzione di miele in Lunigiana: il Dop frena dopo anni di crescita. Dimezzato il fatturato. Non è la crisi economica a minacciare il miele Dop, ma il clima. 700mila euro di fatturato, 46 iscritti, 5.000 arnie, 50 milioni di api: ecco i numeri del primo miele italiano Dop, riconosciuto nel 2004 dalla Ue. Andrea Guidarelli, Presidente del Consorzio Tutela Dop Lunigiana commenta: «Quadro anomalo ma non si fermano anni di crescita». Il clima non ha favorito la millenaria “sintonia” tra le api e la fioritura tanto da far crollare la produzione di acacia, e compromettere quella di castagno. E pensare che il Consorzio, 46 apicoltori (il doppio rispetto all’esordio nel 2004), quasi 5000 arnie (erano 1900 circa) e 50 milioni di api, aveva archiviato nel 2011 la migliore performance economica di sempre con un fatturato (in crescita costante) poco inferiore ai 700mila euro. Record anche per la produzione (acacia e castagno) passata dai 507 mila quintali del 2004 ai 1300 del 2011. L’imprevedibilità del clima costerà però in termini economici, oltre 350mila euro alle imprese, la metà del fatturato generato dalla vendita su scala nazionale del pregiato Dop lunigianese; in termini di produzione il pazzo clima ha generato un crollo dell’80% di produzione di acacia (già conclamato), e un 30%-40% in meno di castagno.
 
(by Il Tirreno - 1.10.12)