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La prova del 9
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Cimentarsi in esercizi mentali non fa mai male. Del resto, sono certo che tutti noi, a scuola, almeno una volta abbiamo fatto la prova del nove. Come che sia “repetita juvant”. La prova del 9 è quell’operazione matematica che permette di riscontrare se il valore numerico raggiunto, dopo lo svolgimento di un’operazione, è esatto. E l'apicoltura che c'entra? E come se c'entra. Vediamo insieme a che cosa serve la “riprova”? E' capitato che un apicoltore sia “incappato nella rete dei controlli” (… e cos’era, un pesce?) con il bel risultato di essere accusato dei più nefandi reati perpetrati nei propri alveari. Le accuse hanno portato l’apicoltore a doversi difendere in ben due (dico due) processi: si sono sviluppati nell’arco di 4 anni e si sono, poi, risolti negli ultimi 4 mesi con ben due assoluzioni “perché il fatto non sussiste”. L’accusa? Ipotesi di reato per aver utilizzato in apiario sostanze illegali e cancerogene. Durante i dibattimenti nelle due aule di Tribunale, è emerso inconfutabilmente che gli strumenti usati per accertare l'eventuale dolo non erano a norma – leggete non accreditati - e presentavano un errore strumentale del 5%, cosa normale in questi casi. Va premesso che anche le altre accuse erano infondate ed è stato dimostrato senza ombra di dubbi. Avete idea di quanto sia costato alla comunità sostenere le spese dei due processi, e quanto sia costato all’apicoltore? Dunque, una domanda è inevitabile. Chi lo ha accusato, paga? Non ci è dato ancora di saperlo. Un ulteriore quesito. Lo stipendio che queste persone percepiscono, da dove ha origine? Ecco la prima prova del nove: poniamo in essere l’ipotesi che tutti gli apicoltori professionisti cessino la loro attività (con l’aria che tira… vedi la Grecia!), sono i soggetti che assicurano lo stipendio agli “inquisitori”, con quale denaro la comunità potrebbe poi elargire stipendi pubblici?
Ma andiamo avanti con un’altra prova del nove. Poniamo in essere, invece, che l’apicoltore professionista si affidi a un laboratorio per controllare la qualità del miele, prima di avviarlo al commercio, che ha prodotto, e ipotizziamo che le apparecchiature del laboratorio non siano a norma. Se il fatto è scoperto in sede dibattimentale di un ipotetico processo che cosa accade all'apicoltore? Proviamo a fornire una risposta. La responsabilità è del laboratorio, ma comunque vada a finire l’apicoltore sarà chiamato a rispondere in un’aula di Tribunale. Per farla breve, concludo. La prova del nove ha prodotto il risultato che pensavo. Quanto è affascinante la matematica! L’apicoltore/lavoratore/produttore paga… sempre… e i funzionari/nostri dipendenti?
Sarebbe bene che chi di dovere fornisse una risposta. Rimaniamo in attesa.

Sergio D’Agostino
Presidente A.N.A.I.
 
(by Sergio D\'Agostino - 23/05/2012)