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I fatti ci stanno dando ragione
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I fatti ci stanno dando ragione

La denuncia delle 46 aziende coinvolte nell’Operazione Ape Maia a quasi due anni dall’avvio dell’inchiesta da parte del Corpo Forestale ci conferma che finché in apicoltura le regole saranno queste occorrerà rispettarle e occorrerà seguire strettamente ciò che il ministero della Salute stabilisce.
Da qui non si sgarra. Ma attenzione, ci sono dei però, al di là di quanto attiene, strettamente, all’operazione, e che riporta in ballo problemi che sono sul tavolo da anni. Il primo? Che il Residuo Zero non c’è in nessun prodotto alimentare, ivi compreso il miele.

Se ben 5 anni fa il livello associativo ci avesse dato retta ora non saremmo a questo punto. Non si vuole capire che se ci si vuole attenere a una fantasiosa purezza, senza prendere di petto il problema, i risultati sono quelli che abbiamo davanti agli occhi.
Dunque... la nostra battaglia sull’inquinamento del miele da deriva ambientale, e il relativo progetto di ricerca, va preso in considerazione. Non per dire che l’inquinamento del miele arriva solo dalla contaminazione ambientale ma che è un parametro da considerare: non più residuo zero.

L’ape è ormai un animale da allevamento con tutte le problematiche di qualsiasi tipo di allevamento. Le api hanno bisogno di essere curate come bovini e company ma le armi che hanno a disposizione gli apicoltori (la maggioranza lavora bene e noi li difenderemo sempre) sono troppo esigue.
La legge è vecchia e va rivisitata e non tiene conto della realtà odierna. Fare gli struzzi, da tutte le parti, non mette in sicurezza il consumatore.

Come si possono richiedere parametri antiquati quando è tutto diverso? La soluzione? Occorre mettersi intorno a un tavolo (autorità, associazioni e apicoltori) per trovare il modo di andare avanti, a patto che si confrontino operatori del settore seri e preparati.

Non siamo delle Cassandre, ma signori vogliamo aprire gli occhi? Ma di che stiamo parlando di una realtà che non c’è più e non ci potrà più essere? Se si continua così l’apicoltura chiuderà.

E ai novelli Soloni e sceriffi di turno poniamo una domanda: la pasta che mangiate è realizzata solo a partire da grano italiano o è solo prodotta in Italia? E i pomodori? E innumerevoli ortaggi? Ci fermiamo perché potremmo continuare per giorni e giorni.
E’ giunto il momento di darsi regole adeguate ai tempi e che non siano pericolose per il consumatore. Basta con i bla... bla e con i vorrei ma non posso.

Massimo Ilari, Direttore editoriale Apitalia e Sergio D’Agostino, presidente A.N.A.I.
 
(by Apitalia / 18.05.2012)