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Miele, energia naturale e profumata
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Sono passati cinque anni da quando è stato riconosciuto con il marchio europeo di «miele italiano» e da allora è stato un crescendo di qualità e di estimatori. Già, perché il miele nostrum, ha conquistato i palati di mezzo mondo. Basti pensare che è di origini italiane l'ape impiegata nella stragrande maggioranza delle aziende produttrici anche se l'unico miele dop nel nostro Paese è quello di acacia e castagno della Lunigiana. E il Lazio, secondo una recente indagine dell'Arsial (l'agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione dell'agricoltura del Lazio) è in prima fila: siamo tra le prime regioni italiane a vocazione apistica sia per il numero degli operatori (circa 7mila apicoltori con una quantità di arnie stimata in 60-70mila) sia per la quantità di prodotto ottenuto (ben 1700 tonnellate l'anno con un fatturato di 5 milioni di euro.
Gli intensi profumi di un miele millefiori raccolto sui Monti Prenestini o la purezza del miele di acacia dei boschi della Ciociaria sono solo alcuni dei vanti del Lazio. Vediamo quali sono le novità e i sapori delle «lacrime di stelle», il cui mondo, fino a oggi chiuso tra apicoltori ed esperti del settore, si sta affollando di appassionati. Sarà per la tendenza naturista o per la riscoperta di un antico modo di dolcificare o ancora per il ritrovato gusto dell'alchimia dolce-salato, anche i grandi chef sembrano aver riscoperto il miele laziale: Heinz Beck della Pergola mette il miele nelle marinate perché «dà corpo e consistenza», mentre a Zagarolo al suo Tordo Matto Adriano Baldassarre lo usa perché «addolcisce senza coprire i sapori».
 
(by Chiara Cirillo dal \"il Giornale\" n. 41 del 16-10-2006)