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NON C’E NESSUNA “INVASIONE CINESE” DA LI’ ARRIVA SOLO LO 0,2% DEL MIELE CONSUMATO IN ITALIA
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Nel 2006 il livello delle importazioni di miele dai Paesi esteri, fa sapere l’AIIPA, che raggruppa le aziende confezionatrici di circa la metà del miele consumato nel nostro Paese, sarà in linea con i trend registrati negli ultimi anni. Il segnale di allarme lanciato rispetto all’ aumento straordinario dei primi mesi del 2006 è frutto di un confronto falsato, con un anno anomalo, il 2005, che ha visto calare, per diverse ragioni, i livelli di import dall’estero.
Per quanto riguarda la Cina, i volumi di import di miele da quel Paese sono irrisori: nei primi sei mesi del corrente anno solo 40 tonnellate per un controvalore di 47 mila euro, meno dello 0,2% delle oltre 20.000 tonnellate consumate ogni anno in Italia. Il vero problema è che da noi si consuma il 35% in meno del miele rispetto alla media europea: 400 grammi a testa contro circa 600. E polemiche come questa, disorientando il consumatore, non migliorano certo la situazione.

Il vero problema del miele in Italia? E’ che se ne consuma ancora troppo poco, visto che con 400 grammi a testa nell’arco dell’anno risultiamo del 35% al di sotto della media europea, che si attesta intorno ai 600 grammi procapite. Per non parlare dei consumi record – circa 1,2 chilogrammi a testa - di Paesi come Germania, Francia e Grecia. Questo accade in virtù di una cultura del prodotto non ancora sufficientemente diffusa, nonostante la tradizione millenaria di consumo di questo alimento, così ricco di pregi nutrizionali, nel nostro Paese.
L’AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari), che rappresenta le aziende produttrici del 50% circa del miele consumato nel nostro Paese, in risposta alle informazioni diffuse nei giorni scorsi in merito a una crescita straordinaria delle importazioni di miele dall’estero, interviene per precisare le reali condizioni del mercato del miele in Italia. E lo fa chiarendo che non ci troviamo di fronte a un allarmante aumento del livello delle importazioni di questo prodotto dall’estero – come è stato detto e scritto su alcuni mezzi d’informazione - ma semplicemente al ritorno alle normali dinamiche del mercato nazionale.
L’aumento relativo ai primi 6 mesi del 2006 è infatti tale solo se riferito al drastico calo delle importazioni dello scorso anno, mentre i volumi complessivi (circa 7 mila tonnellate nei primi 6 mesi dell’anno) corrispondono al quantitativo importato nello stesso periodo del 2004. Per la precisione 7.593 tonnellate, oggi, contro le 7.333 tonnellate, di due anni fa. Un incremento, quindi, di appena 260 tonnellate in 6 mesi.
Del resto il consumo del miele nel nostro Paese negli ultimi anni si è dimostrato piuttosto stabile, attestandosi oltre le 20 mila tonnellate annue. Delle quali meno della metà assicurate dalla produzione nazionale e la differenza, non essendo autosufficienti, garantite dalle importazioni dall’estero.
Anche le voci relative a un vertiginoso aumento delle importazioni di miele dalla Cina sono il frutto di una esagerazione, che si trasforma in disinformazione nei confronti dei consumatori. Dalla Cina nell’arco degli ultimi 3 anni (2003, 2004 e 2005) non è stato importato neppure un chilogrammo di miele (dati Istat) e, nei primi 6 mesi del 2006, i dati Istat parlano di un volume di appena 40 tonnellate, per un controvalore di 47 mila euro. Una cifra irrisoria pari a meno dello 0,2% del consumo su base annua. Lo stesso volume importato dalla Turchia e dal Cile, appena il doppio del miele importato da Antigua e Barbuda, dall’Australia o dal Guatemala, visto che il nostro fabbisogno è coperto, in quote piccole e grandi, da circa 20 diversi Paesi esteri.
Le aziende confezionatrici di miele aderenti ad AIIPA (Apicoltura Piana, Apicoltura Tettamanti, Apicoltura Vangelisti, Colli Euganei, Gramm, G.B. Ambrosoli, Hero Italia,) precisano inoltre che non si approvvigionano di miele dalla Cina. E da sole rappresentano la metà circa del mercato italiano del miele.
 
(by Barbara Cimino)