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Il mondo delle api a misura d'uomo
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Giudizi Sommari
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Apitalia è una rivista libera e come è nostra consuetudine riceviamo e pubblichiamo ciò che rappresenta il punto di vista di chi scrive. E’ chiaro che la querelle che si è innescata dopo l’Amica Amaca (Apitalia 1/2012) è di quelle roventi e merita il Concorso di ulteriori pareri. I’Autore ci chiede di dare spazio al suo parere anche su Apitalia, per equità di trattamento, e noi lo faremo. Per dovere di cronaca, inseriamo, di seguito, l’Amica Amaca perché chi legge abbia una visione esauriente sull’argomento

Giudizi Sommari

Direttore Editoriale Carissimo,
(mio malgrado sono costretto a rivolgermi a Lei in quanto l’Amica Amaca, pubblicata su Apitalia n° 1/2012, non riporta, a piè di pagina, il nome dell’autore).
Lei mi insegna che rispondere è cortese e doveroso, in questo caso, però, è imperativo!
Chi Le ha inviato l’articolo, che Apitalia ha doverosamente pubblicato, non si qualifica e questo la dice lunga!
Cosa elegante e segno di rispetto verso tutti gli Abbonati, sarebbe stato se l’autore si fosse qualificato (nome, cognome, grado e attività professionale). Una richiesta che mi sembra lecita, alla luce delle pesanti accuse che si portano al mondo dell’Apicoltura.
La cosa più lampante? Sempre chi scrive, non sembra, minimamente, conoscere la materia “Apicoltura” e non ha ben chiaro che da mesi l’Italico territorio è in recessione e necessita unione per trovare soluzioni ai problemi e non sparare “a gratis” su un settore produttivo. Mi sarebbe stato di aiuto sapere che lavoro svolge per una risposta più esauriente (produce reddito o riceve reddito da chi come me con le api svolge un’attività produttiva?).
Nell’immaginario la vedo più su uno scoglio, al buio, per tentare di coordinare operazioni di un improbabile salvataggio (schettinamente parlando, se è tutto vero quanto si dice), sparando sentenze intorno alla “nave apicoltura”. Ciò che percepisco è che lei ha una grande voglia di affondare questa nave come se fosse un suo fatto personale.
Svolgo questa attività da venti anni e lo faccio nel rispetto delle regole e come me migliaia di apicoltori lavorano al meglio. Certo, non nego che qualcuno operi percorrendo “rotte strane”, ma ciò non la autorizza ad accusare l’intero settore, sostituendosi ai Giudici. Poi, aspetto ancor più scorretto, formula accuse dopo aver estrapolato notizie da utilizzare a proprio personale consumo. Niente di nuovo, visto che è una tecnica sempre usata dai regimi totalitari per far fuori gli oppositori. E’ anche la tecnica del sillogismo, tanta cara ai greci (Forma fondamentale dell’argomentazione logica, definita per la prima volta da Aristotele e costituita da 3 giudizi (o proposizioni) collegati in modo tale che, posti due di essi come premesse, ne segue necessariamente un terzo come conclusione). «Carlo è un apicoltore; Carlo è uno “zozzone”; tutti gli apicoltori sono zozzoni» (un po’ rozzo, il mio, ma efficace).
Ciò premesso, procediamo con ordine per controbattere alle conclusioni sommarie che si trovano nella rubrica, estrapolando informazioni parziali:
1 ) Che cosa hanno scoperto i ricercatori della “Terra di Maria (Maryland)? Il vin brulé?
Accusando gli apicoltori dei più nefandi omicidi, dove si crede di arrivare? I cocktail lasciamoli fare ai baristi e le misture lasciamole ingerire agli ubriaconi.
2) Ho letto la lista delle sostanze presenti evidenziate nel progetto APENET, il tutto è in linea e in sintonia con quanto Noi andiamo dicendo da anni. Una domanda. Ogni ettaro di terreno che produce quintali di broccoli o cipolle (tanto per fare un esempio) segue il percorso di autocontrollo per determinare l’eventuale presenza di sostanze nocive per la salute umana? Ha idea di quanti kg (pro-capite, annualmente) di carne, uova, latte e verdure ingerisce ogni cittadino, senza che nessuno batta ciglio sugli eventuali residui presenti? Posso darle un dato certo: il consumo pro-capite l’anno di miele è di circa 360 g. Vuole fare lei il calcolo matematico del rapporto tra il consumo di miele e tutti gli altri alimenti che assumiamo? Ciò non toglie che gli alimenti debbano essere tutti puliti.
3) Scheletro di cera! … un termine lugubre e cimiteriale, evocante notti demoniache. Proprio qui scatta la “sua” offensiva affermazione su ipotetiche malefatte degli apicoltori! (Quante, chi le fa?) … e no, se ha coraggio faccia i nomi! Ah dimenticavo, di nome non fa neppure il suo. Come che sia, la sua affermazione è offensiva al massimo grado! Si qualifichi… se vuole rispetto.
4) Invece di guardare ai lavori nella “Terra di Maria” vada a vedere i risultati del P.N.R. e vedrà che, nel 2010, su oltre 400 campioni di miele analizzati da competentissimi - sino a prova del contrario - Dottori degli I.Z.S. della “Terra di Dante” non è stata rilevata nessuna irregolarità a carico degli apicoltori!
5) Se nel passato qualche disgraziato ha usato sostanze non consentite per salvare le api si legga ciò che veniva scritto sui trattati di apicoltura…. la memoria corta non aiuta!
Andiamo ancora avanti:
6) Lei afferma che in Europa muoiono (ogni anno) 25.000 persone per le resistenze agli antibiotici. Il dato è sconvolgente e andrebbe analizzato, non in modo generico, ma punto per punto. Tali antibiotici sono ospedalieri, presenti negli alimenti o apistici? (la rimando al rapporto tra consumo di miele con tutti gli altri alimenti!) ma dalle sue parole sembra che ciò debba imputarsi agli apicoltori criminali! ... ci faccia il piacere!
7) Vada a leggersi la relazione del Commissario europeo John Dalli, e in prima battuta si riguardi l’articolo di Apitalia 1/2012 a pag.40, a cura della redazione, dal titolo “resistenza antimicrobica (AMR ) e si faccia spiegare dalla redazione i significati delle parole e degli argomenti (io l’ho fatto!).
8) Noi di A.N.A.I. abbiamo avuto il coraggio di denunciare il problema dell’inquinamento ambientale, assumendoci la responsabilità di discuterne in sedi Processuali, dimostrando quanto andavamo affermando. Per primi abbiamo sollevato il problema, con la convinzione che il male non dipenda solo da ciò: non siamo degli ingenui. Abbiamo discusso con Ministri, Senatori e Deputati e le nostre istanze sono arrivate anche alla U.E.
Ad oggi, Giudici di diverse Regioni si sono espressi, in casi specifici, a favore di Apicoltori (su richiesta, addirittura, della Pubblica Accusa) e non abbiamo nulla da rimproverarci. Non ci sono solo i neonicotinoidi a minacciare le api. Intorno a Noi ci sono interi arsenali di sostanze chimiche dannose per la salute umana verso cui voi ” soloni” chiudete gli occhi! Noi abbiamo a cura la salute di tutti, ma anche delle api e soprattutto vogliamo difendere gli apicoltori da attacchi gratuiti e parziali. Salga a “Bordo della Nave Apicoltura”, venga a Piacenza e si iscriva ad A.N.A.I., lotti con Noi stando dalla parte degli Apicoltori (è più entusiasmante), anche se come mi sembra di capire di apicoltura se ne intende ben poco, e la smetta con accuse infamanti…
Cortesemente indignato… per adesso.
Presidente A.N.A.I. Sergio D’Agostino

Di seguito...
l'amicamaca Apitalia 1/2012
Infine i ricercatori del Maryland, hanno dimostrato quello che sembrava ovvio a tutti, ma che nessuno osava dire… E cioè che anche gli apicoltori che utilizzano gli antibiotici potrebbero ucciderci, da non confondere, però, con tutti gli altri che lavorano bene. Le ossitetracicline e perché no i sulfamidici, usati inutilmente, illegalmente, in presenza di fluvalinate e cumafos, ci uccidono. Insomma, il cocktail di veleni che questi «allevatori» ci somministrano per farci «vivere meglio», sono la causa della moria degli alveari.
Se avete voglia di saperne di più andate a verificare il veleno che ci abbiamo in corpo: leggete, da pagina 34 a pag. 37 della relazione Apenet 2011, (www.reterurale.it) la lista di quello che si ritrova dentro agli alveari. Siamo coperte di veleni ed immerse nei veleni: lo scheletro di cera e tutto quello che mangiamo è irrimediabilmente contaminato da insetticidi presenti a dosi spaventose in ogni regione d’Italia. La cera, purtroppo trattiene tutto quello con cui viene a contatto ed è la memoria delle malefatte compiute da quegli apicoltori sugli alveari. Ai maestri della ricerca italiana domandiamo se hanno verificato quanti antibiotici ci stanno nella cera, nelle api e nel polline per fare due più due, come hanno fatto i ricercatori nel Maryland, per spiegare una delle cause della CCD. Chi sostiene che il clorfenvinfos viene dalle stalle o dai trattamenti fatti sui fiori che sbocciano intorno ai nostri alveari, bisognerà che dimostri anche che questi veleni si ritrovano nelle verdure, nelle farine e nella frutta, nel latte nella carne. Ma se non ci dovessero essere, allora le cose si mettono male. Quell’apicoltore che ha prodotto <> al sulfatiazolo, deve dimostrare che le sua api hanno succhiato le cacche degli allevamenti circostanti l’apiario, cacche contaminate alla mano. E se un giudice non riesce a comprendere dove sta il dolo, allora vuole dire che la legge non difende i consumatori, ma soltanto i produttori spregiudicati.
Perché il fatto sussiste eccome.
Noi lo sappiamo che cosa succede dentro casa nostra e lo vediamo quando lui ci somministra lo sciroppino medicato e quando ci mette le stecche di legno imbevute. Invece non tutti sanno che 25.000 persone l’anno, in Europa, muoiono per malattie batteriche incurabili a causa delle resistenze agli antibiotici che i batteri hanno oramai instaurato. Le api trattate possono diffondere gli antibiotici per un raggio di 3 km intorno al loro alveare e contribuire massicciamente all’instaurarsi dei fenomeni di resistenza di un territorio, quindi diventare un pericolo pubblico.
Allevatori, siete consapevoli o no che la presenza di antibiotici negli alimenti è una bomba ad orologeria pronta a scoppiare nel corpo dei vostri figli?
Se sostenete che nel miele, nella pappa reale, nel polline e nel propoli, devono starci i veleni, di ufficio, come negli altri alimenti e non vi sembra un bel controsenso, dal momento che vanno a finire nelle bocche di bisognosi, desiderosi, anelanti salute, allora vuole dire che siamo in cattive mani, api e consumatori.
 
(by Apitalia)