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Umbria: CIA, combattere mortalità api. Fenomeno gravissimo
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«Si sta verificando un fenomeno gravissimo che preoccupa sempre di più produttori di miele e agricoltori». Lo ha evidenziato Catia Mariani, Direttore della Cia dell’Umbria, per sottolineare che da qualche anno a questa parte si sta registrando un elevato tasso di mortalità delle api in tutti i paesi industrializzati che non ha lasciato immune l’Umbria e da alcuni studi implicato alla diffusione di alcuni fitofarmaci sistemici. A tale scopo, studiosi e tecnici provenienti da Italia, Turchia, Olanda, Ungheria, Belgio e Polonia, tra i maggiori Paesi produttori di miele al mondo, si sono confrontati sul tema ‘‘Sostenibilità ambientale dell’apicoltura europea’’. Un incontro, parte di un progetto europeo denominato ‘‘Bees’’, che vede protagonista la Cia dell’Umbria in partenariato con l’Università di Balikesir (Turchia); l’Associazione apicoltori di Canakkale (Turchia); la Fondazione olandese Ifsat; l’Associazione ungherese Tuda’s; l’Associazione polacca Lacjum; il College KHK del Belgio e orientato a sostenere l’importanza dell’apicoltura per l’ambiente e la biodiversità, insieme alla necessità di un’agricoltura sostenibile per la vita delle api. Tra i numerosi interventi, Janne Lansipuro, dell’IFSAT (Organismo Internazionale per la Sicurezza Alimentare e la Tracciabilità), ha sottolineato che la moria delle api ‘‘è una vera e propria calamità che potrebbe mettere a rischio non soltanto i 600mila operatori del settore, ma l’intero comparto agroalimentare, considerando che l’84% delle specie di piante dipende dall’impollinazione a opera delle api». Obiettivo primario da perseguire per delimitare il rischio, è stato detto, sviluppare nuovi farmaci per combattere l’acaro Varroa, responsabile del 10% delle perdite annuali di api, evitando allo stesso tempo l’uso eccessivo di antibiotici e contenendo l’utilizzo di pesticidi in agricoltura. Un incontro che ha sollevato tematiche di interesse comunitario e che alla vigilia di “Mielinumbria”, in programma dal 25 al 27 novembre a Foligno, ha sottolineato la centralità della città della Valle Umbra e della Regione nel mondo dell’apicoltura: conta 33mila alveari gestiti da 1633 apicoltori stanziali e due società cooperative apistiche che riuniscono circa 260 soci, gestori di circa 8mila alveari.
 
(by Asca)