Attualità
Il mondo delle api a misura d'uomo
[Condizioni di accesso ai contenuti di Apitalia Online]
 
 
Usa, alle api non piace viaggiare in Tir: a milioni, negli Stati Uniti, sono fuggite in tre diversi incidenti
[Torna all'indice generale]
  
Lo scorso 22 ottobre fa un tir carico di api si è capovolto sull’autostrada in Utah (Stati Uniti). L’incidente ha avuto eco nazionale, per quella nuvola di api inferocite e per l’alto numero di persone finite in ospedale trafitte da pungiglioni. Ma la notizia aveva un risvolto che va ben oltre la spettacolarità di un nugolo di api tanto denso da costringere le autorità a chiudere il traffico per 24 ore: la vera stranezza è che si è trattato del terzo incidente del genere negli Usa in soli dieci mesi. Venticinque milioni di api sono sfuggite dal tir capovolto nello Utah. Ma ne erano già sfuggite 14 milioni da un altro tir nell’Idaho e 17 da uno nel Minnesota.

Se tante api viaggiano lungo le autostrade americane si deve al fatto che le colonie di api americane (ma il problema è comune a molti paesi del mondo) sono vittime della cosiddetta Colony Collapse Disorder, le “arnie vuote”. Il misterioso fenomeno, cominciato nel 2006, sembra essere causato da vari fattori, incluso l’uso di certi insetticidi, le radiazioni dei cellulari (questo punto è molto controverso, ndr), la presenza di coltivazioni geneticamente modificate e il diffondersi di un fungo che attacca le api e fa loro perdere il senso di orientamento. Dai cinque milioni di colonie che esistevano negli Usa nel 2006 siamo scesi quest’anno ad appena 2 milioni e mezzo. E gli apicoltori del Paese si trovano spesso nella necessità di fare venire colonie di api da altri Stati, prendendole in affitto da allevamenti industriali, per assicurarsi che i loro raccolti vengano debitamente impollinati. Di conseguenza da alcuni anni sulle autostrade Usa viaggiano tir carichi di arnie.

Non che gli apicoltori ne siano contenti: pare che le api soffrano per i traslochi forzati, e si rivelino meno produttive. Anche per questo, molti apicoltori californiani hanno deciso di non ordinare più arnie dall’altro capo dell’America, ma di cercare di attrarre nuove colonie con metodi naturali: e per far ciò hanno rinunciato a piantare parte dei raccolti, e hanno lasciato nei loro terreni abbastanza spazio per fiori e cespugli ”saporiti”, che attraggano le api spontaneamente. Secondo il professor Andrew Joseph, dell’Iowa State University, questa potrebbe essere la strada buona per rinvigorire le povere api. Vari ricercatori sono, infatti, convinti che a monte della crisi delle arnie vuote ci sia un indebolimento di questo prezioso insetto, e che offrendogli buon nettare, e terreni non trattati con pesticidi, si possa ridargli forza. O almeno si possa renderlo più resistente agli attacchi delle radiazioni dei cellulari, al fungo, agli insetticidi ecc.

Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura, nei soli Stati Uniti l’opera di impollinazione delle api assicura 15 miliardi di raccolti agricoli, soprattutto frutta, verdure e noci. Dal canto loro, le Nazioni Unite ricordano che il 70% dei raccolti che compongono il 90% dell’alimentazione mondiale necessita dell’impollinazione delle api. Senza questo generoso insetto, in altre parole, si rischiano raccolti poveri e insufficienti e addirittura vere carestie.

E com’è finita per le api disperse sull’autostrada dello Utah? Con l’aiuto di decine di apicoltori accorsi sul luogo, 20 milioni sono state recuperate. Intanto i due camionisti che le trasportavano, Luis Holst e la moglie Tammie, che sono dovuti scappare inseguiti da centinaia di api impazzite, hanno fatto sapere che non intendono più trasportare arnie.
 
(by Il Messaggero)