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Aethina tumida: una minaccia per l’intera Europa
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Il caso Aethina tumida scuote l'apicoltura italiana – già provata da numerose avversità – ma rischia di diventare un problema di interesse europeo. Per la prima volta, infatti, è stato scoperto un focolaio di infestazione sul suolo europeo, ben diverso dal caso del Portogallo dove il piccolo scarafaggio delle api è arrivato con una consegna di regine provenienti dal Texas ed è stato immediatamente debellato. A scoprire l’odioso insetto è stato il professor Vincenzo Palmeri, docente di entomologia dell’Università di Reggio Calabria che abbiamo raggiunto per avere maggiori informazioni sul caso.

Professor Palmeri come ha scoperto l’Aethina in Calabria?

Devo dire che non stavamo cercando proprio l’Aethina tumida, ma avevamo tre sciami posizionati nei pressi del porto di Gioia Tauro. Durante un controllo ho trovato quello che ho subito riconosciuto essere il dannoso coleottero. Tenendo conto che si trattava di tre piccoli sciami, li ho trovati devastati.

Secondo lei come è arrivata in Italia l’Aethina?

Sicuramente ci sono varie possibilità. Il porto può essere una ipotesi, ma bisogna tener conto che l’Aethina non è specifica degli apiari, in genere si muove sul fermentato, sulla frutta marcescente. Si tratta, poi, di un insetto estremamente resistente. Agli acidi è in grado di resistere per più di 48 ore, per non parlare della sua capacità di sopravvivere alla mancata nutrizione per 120 giorni.

Come potrebbe diffondersi l’Aethina dalla Calabria al resto d’Italia?

Col candito. Dunque, attraverso regine, pacchi d’api o favi infestati. Ma c’è di più: l’Aethina si riproduce nel terreno antistante gli alveari. E’ dunque elevato il rischio di infestazione laddove è usuale il nomadismo. E qui in Calabria ci sono nomadisti che vengono da ogni parte d’Italia. Il rischio di una infestazione diffusa al di là del territorio regionale è dunque assai elevato.

Cosa occorre fare per cercare di ostacolare l’infestazione?

Anzitutto un monitoraggio puntuale promosso a livello regionale su tutto il territorio italiano. E’ importante che gli apicoltori denuncino i casi sospetti di Aethina prima che questo temibile insetto capace di spostarsi per chilometri possa infestare l’intera Italia. Perché questo accada occorre un coordinamento fra Ministero e Aziende sanitarie locali, ma serve anche trovare il modo per garantire agli apicoltori danneggiati la possibilità di un risarcimento per i danni subiti. Solo così si potrà sperare in una trasparente denuncia da parte degli apicoltori che riscontrano la presenza di Aethina nei loro alveari. Occorre poi, nel caso di conclamata infestazione, arare e trattare con permetrina il terreno che circonda l’apiario, terreno nel quale l’Aethina si riproduce assicurando un ciclo continuo al di là dei trattamenti – per lo più a base di coumaphos – effettuati negli alveari.

Come possiamo accorgerci della presenza dell’Aethina nei nostri apiari?

Basta usare il metodo del cartone: si pone un cartone sul fondo o sotto il coperchio dell’alveare e si controlla l’eventuale presenza di adulti di Aethina che amano annidarsi nei fori del cartone. In ogni caso, vanno controllate soprattutto le famiglie più deboli. Difficilmente famiglie forti fanno entrare e proliferare l’Aethina.


Quella dell’Aethina è, dunque, una nuova peste degli alveari che va ad aggiungersi alle numerose già esistenti. La possibilità che questo tremendo infestatore degli alveari possa diffondersi a livello nazionale è elevatissima, tanto più che c’è il fondato sospetto che sia già diffusa nel sud Italia da almeno un anno, senza che la sua presenza sia mai stata denunciata nella scorsa stagione. A conferma di ciò l’impennata repentina degli acquisti di coumaphos nell’ultimo anno da parte di apicoltori calabresi. Ma il problema riguarda anche i nomadisti che dalla Sicilia alle Marche stanno abbandonando la Calabria nel timore di veder distrutti i propri apiari a causa della scoperta dell’Aethina, secondo i protocolli previsti dal ministero della Salute.

Questa volta però, se vogliamo evitare che il problema diventi di portata europea, dobbiamo vincere l’omertà e la paura. Non possiamo rischiare di infliggere un danno ancor più disastroso alle nostre aziende apistiche e al patrimonio apistico nazionale. Dobbiamo piuttosto essere riconoscenti a ricercatori e istituzioni che sono riusciti ad isolare l’insetto e a definire prontamente protocolli di gestione dell’infestazione, con l’istituzione di un’area di quarantena di 20 km dal luogo di scoperta. Allora, il nostro invito è quello di denunciare casi sospetti, presenti o passati, di presenza di Aethina negli alveari. D’altro canto, se il Ministero potrà monitorare i focolai di Aethina in maniera capillare i suoi danni saranno limitati e si potrà anche sperare in risarcimenti per gli apicoltori colpiti.

Qualora invece la situazione dovesse sfuggire da ogni possibile controllo non resterà che avviare un tavolo di coordinamento europeo per il contrasto dell’Aethina. In ogni caso, siamo dinanzi ad uno di quei drammatici punti di svolta dell’apicoltura nazionale ed europea analoghi agli inizi degli anni '80, quando per la prima volta fece la sua comparsa la varroa. Il dramma dell’Aethina è che non solo colpisce le api, ma anche il polline e il miele, portandolo alla fermentazione. La morale? Dobbiamo agire subito e in maniera efficace e coordinata.

Apicoltori, non fate gli struzzi! Denunciate la presenza di Aethina, ne va di mezzo il futuro delle vostre aziende e il futuro delle vostre api.
 
(by Francesco Colafemmina - 15.09.2014)