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L'editoriale - n. 602, luglio-agosto 2010
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 CI RISIAMO…
 
di Loredana Marinaccio, Massimo Ilari
 
 
«Apitalia è di destra», afferma qualche mente raffinata. «E questo non va bene», conclude. Possiamo immaginarci il quadro di riferimento. Gente motivata, essenzialmente, dal gusto di fare affermazioni calunniatorie, solo per colpire. E’ questo il loro intento, è questo il loro veto. Ci spiace di scomodare ancora una volta Gioacchino Rossini e l’incipit della sua celebre aria: “la calunnia è un venticello”.
Uso “possiamo immaginarci” soprattutto perché questa “gente” le cose non te le viene a dire in faccia, guardandoti negli occhi. Preferiscono parlare alle spalle. Ma loro come lo sanno? A loro chi gliel’ha detto che siamo di destra? Forse hanno un servizio di spionaggio che è più informato, sul nostro conto, di noi. E questi “loro” sono, dunque, di sinistra? Che i calunniatori siano di sinistra, sembra, a prima vista, naturale. Noi, però, lo presupponiamo: non ne abbiamo la certezza. E allora? Voglio approfondire la questione riportando alcune considerazioni di un grande cantautore scomparso, Giorgio Gaber, proprio sul tema di Destra-Sinistra.
Le parole definiscono il mondo. Se non ci fossero le parole, non avremmo la possibilità di parlare di niente. Ma il mondo gira e le parole stanno ferme. Le parole si logorano, invecchiano, perdono di senso, e tutti noi continuiamo ad usarle senza accorgerci di parlare… di niente… è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra… ma cos’è la destra, cos’è la sinistra…
Ora “loro” si aspetterebbero una nostra risposta: indignata se ci pensano di sinistra; di rivendicazione se ci pensano di destra. E no, cari furbacchioni. Comunque, qualcosa vogliamo dirlo.
Noi siamo del partito delle api.
Le api sono di Destra o di Sinistra?
Le api fanno, semplicemente, il loro lavoro: costruiscono, lavorano, si organizzano nella loro società. Tutte hanno un compito e c’è un’unione profonda che ha permesso la loro sopravvivenza sino ad oggi. Certo anche gli apicoltori le aiutano in questo difficile compito. Le api sono non violente: suggono un fiore, prendono il nettare e producono un prodotto, il miele, che è patrimonio dell’umanità.
Usano il pungiglione come estrema “ratio”. E ancora, pappa reale, polline, propoli. Le api difendono la Natura e sono rispettose: vanno sui fiori in punta di zampette e ali. Le api permettono la riproduzione delle specie vegetali.
Le api in Italia ci assicurano risorse economiche:
Alveari: 1.157.385
Api: 57.860.000.000
Apicoltori: 70.000
Apicoltori professionali: 7.500
Produzioni media annua: 17.000 t
Miele importato media annua: 15.000 t
Miele esportato media annua: 2.500 t
Consumo medio annuo (pro-capite): 400 - 600 g
Valore monetario della produzione: 20 milioni di Euro.
Valore stimato del settore compreso l’indotto: 60 milioni di Euro/anno.
Valore monetario stimato per il servizio di impollinazione all’agricoltura: 2 miliardi di Euro/anno.
Valore monetario stimato per impollinazione delle specie spontanee: 3 miliardi di Euro/anno.
E si tratta di stime per difetto.
Dunque, carissimi parolai noi siamo iscritti al Partito delle Api e votiamo le nostre amiche Api. Vorremmo come Presidente del Consiglio l’Apis mellifera Ligustica.
Chiudiamo rievocando un episodio del “Ventennio”.
“Vedi, vedi. Sotto, sotto…”.
In quel periodo capitava una cosa abbastanza ridicola, di “grossolana stupidità”. Vengo al dunque: si cercava di italianizzare i nomi stranieri. Qualche esempio: l’elenco completo sarebbe troppo lungo. Chi portava il cognome Dubois (di origine francese) doveva cambiarlo in Dubonà; l’albergo “Eden” dovette cambiare nome perché rimandava ad Antony Eden, il ministro degli Esteri Britannico, al cenone di San Silvestro, alle signorine sarebbero stati distribuiti molti “cotiglioni”, a tradurre i cotillon (tutto ciò si trova in un bel libro di Giacomo Pacini, il Cuore occulto del potere, edizioni Nutrimenti, euro 14,00). Insomma, badiamo al sodo e finiamola di parlare del nulla. Apriamo qualche alveare e vediamo che cosa stanno facendo le api.
 
Loredana Marinaccio, Massimo Ilari
 
 
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