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L'editoriale - n. 579, giugno 2008
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 AL LUPO, AL LUPO!
 
di Loredana Marinaccio, Massimo Ilari
 
 
«Dopo tutto quello che è stato detto dai giornali, dalla televisione e dalla radio sulla moria di api, ad opera dei movimenti di sensibilizzazione promossi dalle associazioni apistiche, c’è da domandarsi come tutto questo possa tradursi in un reale beneficio per gli apicoltori e non cada di qui a breve nel dimenticatoio.
Sarebbe il momento di riportare il “clamore”, indispensabile per creare un movimento di opinione intorno al problema, “ai fatti”, per individuare cause e responsabilità e per fare in modo che quanto è avvenuto ai danni dei nostri apicoltori, dell’agricoltura e dell’ambiente non si ripeta più» afferma con forza da dottoressa Giuliana Bondi, veterinaria della Asl 7 di Siena, nel pezzo di apertura di questo numero della Rivista. E non possiamo che condividere la presa di posizione. In apicoltura è giunto il momento della serietà, di seguire le regole.
E veniamo ai fatti. Nella riunione che si è tenuta al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) lo scorso 22 aprile, fra Associazioni apistiche, Regioni, Istituti di ricerca, Agrofarma, si è evidenziato in maniera forte come ci sia bisogno di fare proprie queste parole d’ordine. Il mondo apistico nazionale è stato convocato per presentare al ministro le proprie considerazioni sulla moria di api. Sul banco degli imputati soprattutto i neonicotinoidi. E che non si tratti di acqua fresca è ormai evidente, visto che secondo la letteratura scientifica “sono una classe di insetticidi che si è iniziato a studiare negli anni ‘80, per le interessanti prospettive che potevano avere in agricoltura. Essi agiscono a livello del sistema nervoso fissandosi ai ricettori nicotinici dell’acetilcolina; bloccano di fatto il passaggio degli impulsi nervosi con conseguente morte degli insetti.
Sono altamente sistemici tanto da proteggere la pianta molto a lungo: il principio attivo una volta assorbito dalla pianta è traslocato sui giovani germogli in fase di crescita. È sconsigliato l’uso vicino ai corsi d’acqua, in quanto sono molto tossici per gli organismi acquatici, e nell’epoca di fioritura delle piante, poiché sono mortali per le api”.
Dunque i neonicotinoidi responsabili della moria di api e necessità di moratoria al loro impiego.
Tutto bene, dunque? Macché! Non siamo stati in grado di fornire uno straccio di documentazione per avvalorare questa correlazione. E come pensiamo di vincere la battaglia, che appoggiamo in pieno, senza lavorare seriamente alle prove? Non sono sufficienti indizi lacunosi: ci vuole il metodo sperimentale, quello ideato da Galileo Galilei. Per arrivare ad una moratoria è giunto il momento di avviare test seri sull’intero territorio nazionale e poi forti dei riscontri potremmo far valere, senza se e senza ma, le ragioni delle api al tavolo delle Istituzioni. E sì perché chi vuole che le cose continuino ad andare così non aspetta altro che farci apparire come vuoti parolai. Non ci siamo certo convertiti alla causa dei principi attivi chimici tossici, ne fa prova la Campagna Liberi dai Veleni, che sta riscontrando un clamoroso successo, ribadiamo semplicemente che dobbiamo cominciare a portare i fatti. Basta con le chiacchiere. Rischiamo di fare la fine del pastore nella favola “al lupo al lupo”, attribuita ad Esopo.
«In un villaggio viveva un pastore che di notte doveva fare la guardia alle pecore. Si divertiva a fare uno scherzo: mentre le altre persone erano a dormire egli cominciava a gridare: “Al lupo, al lupo!” Così tutti si svegliavano e accorrevano per aiutarlo. Ma dopo il pastore burlone rivelava che era stato tutto uno scherzo. Questo scherzo continuò per parecchi giorni, finché una notte il lupo arrivò veramente. Il pastore cominciò a gridare: “Al lupo, al lupo!”. Ma nessuno venne ad aiutarlo perché tutti pensarono che fosse il solito scherzo. Così il lupo si mangiò tutte le pecore». Insomma, rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo tutti insieme a questo progetto.
Uniti per l’apicoltura, l’agricoltura e l’ambiente. C’è bisogno di fare lobby apistica, improntata alla solidarietà. «Se il mondo apistico fosse organizzato in maniera rigida e solidale come l’alveare, gli apicoltori sarebbero sicuramente capaci di fare lobby positiva nei confronti della politica per difendere al meglio la categoria di appartenenza.
Gli apicoltori dovrebbero prendere ad esempio le api che sanno essere unite e fare gruppo.
Nelle api c’è, anche se istintuale, l’etica della responsabilità» dice Daniela Guerra, attenta ai temi ambientali, che di api e miele in Emilia Romagna è una strenua paladina.
E chiudiamo con una buona notizia. Un gruppo di scienziati tedeschi, Elke Genersch dell’Institute for Bee Research (Berlino, Germania) e colleghi, ha scoperto un nuovo meccanismo di diffusione dell’infezione della più fatale delle malattie delle api, la peste americana (Abf, American foulbrood): il batterio, Paenibacillus larvae, responsabile della malattia, colonizza l’intestino delle larve di ape, moltiplicandosi all’interno e sopravvivendo grazie al cibo ingerito dagli insetti. Quando non arriva più il nutrimento, i batteri invadono gli organi vitali delle larve, uccidendole. Questa scoperta rappresenta una svolta radicale nel campo delle patologie delle api e potrà impedire la propagazione dell’infezione.
 
Loredana Marinaccio, Massimo Ilari
 
 
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