| DELLA STUPIDITà |
| di Loredana Marinaccio, Massimo Ilari |
E’ uscito da un po’ di tempo un gustosissimo libriccino, Allegro ma non troppo, con le Leggi fondamentali della stupidità umana, edizioni il Mulino, pagg. 83, euro 8,80.
L’ha scritto Carlo Maria Cipolla: è stato un famoso economista italiano. Già mi pare di sentire le riserve: «Gli economisti sono dei parrucconi che usano un linguaggio comprensibile solo a pochi, sai che noia!» Invece no, visto che Cipolla abbandona gli austeri panni dello studioso e costruisce due brevi saggi. Si tratta di due piccoli capolavori: il primo, un’ilare parodia della storia economica e sociale del medioevo; il secondo, una sorta di scherzosa teoria generale della stupidità umana. In pratica gli esseri umani, tenendo conto di una ipotetica Terza legge Fondamentale, rientrano in quattro categorie fondamentali: gli sprovveduti, gli intelligenti, i banditi e gli stupidi. A noi, in questo caso, interessano gli stupidi. Cipolla divide gli stupidi in tre categorie: • nella prima, ci sono gli stupidi che arrecano danni agli altri per trovare un vantaggio; • nella seconda, gli stupidi che arrecano danni senza trarne vantaggio; • nella suprema categoria, la più pericolosa, ci sono gli stupidi che arrecando danno agli altri lo arrecano anche a se stessi. Un rumore di fondo mi fa arrivare un’altra inevitabile riserva: «E che c’entra l’apicoltura in tutto ciò?» C’entra, e come se c’entra, cari lettori. Il motivo lo capirete presto. Pare che in questo momento noi, tutti, che ci occupiamo di apicoltura occupiamo il supremo livello. Sembra di essere tornati, in apicoltura, ai Montecchi e ai Capuleti; ai Guelfi e Ghibellini; alla Destra e alla Sinistra… Diamo vita ad un acceso confronto di un mondo, quello apistico, che sempre più spesso si divide. E tutti diciamo di farlo in nome dell’ape, mentre se la “nostra amica” mettesse in atto lo stesso andante si sarebbe estinta già da tempo. «Le api muiono, no le api non muiono più. Abbiamo capito solo noi perché muiono e che cosa occorre fare per salvarle. O con noi o contro di noi», ecco gli slogan più gettonati. Nel frattempo, le api continuano a morire senza che si metta in piedi un Coordinamento nazionale per fare fronte all’emergenza. Senza che si faccia qualcosa per dare prodotti ad hoc agli apicoltori per rispondere alle malattie dell’alveare in modo pulito, permettendogli di produrre un miele di qualità. Apriamo gli occhi: continuano i sequestri. Mentre scriviamo sono state sequestrate 2.000 confezioni di propoli perché, almeno a quanto dicono gli inquirenti, è stato trovato al loro interno un contenuto di antiparassitari, utilizzati per combattere la varroa, che era ben 34 volte superiore ai limiti consentiti dalla legge. E’ stata denominata Operazione “Ape Maia”, condotta dal personale del Comando Regionale delle Marche e di quello Provinciale di Forlì del Corpo forestale dello Stato e coordinata dalla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno. L’operazione ha avuto inizio nelle Marche e si è conclusa in provincia di Forlì. I veterinari, da parte loro, comminano multe agli apicoltori perché utilizzano l’ossalico senza ricettazione medico-veterinaria. E noi che cosa facciamo? Così i veterinari hanno buon gioco a dire che applicano la Legge e che non possono incitare all’illegalità, pur se camuffata da consuetudine. Allora che aspettiamo a lavorare insieme per andare ad una liberalizzazione dell’ossalico? C’è bisogno anche di un nuovo quadro normativo. Superati i facili entusiasmi dobbiamo capire che il miele è ormai un prodotto agricolo e, allora, deve sottostare alla regolamentazione alimentare. Gli apicoltori vanno messi in condizione di essere in regola. Dobbiamo rivedere la Legge. Dunque, lanciamo la proposta a tutti: insieme salviamo l’apicoltura, gli apicoltori e il loro reddito. Se qualcuno intende fermarsi alla suprema categoria: “quella degli stupidi che arrecando danno agli altri lo arrecano anche a se stessi”, ce lo faccia sapere. |
| Loredana Marinaccio, Massimo Ilari |
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