L'Amicamaca
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Frugando in archivio, rileggevo, in un vecchio quotidiano datato 30 ottobre 2002, la seguente notizia:
“Migliore l’agricoltura biologica? Un’impostura”
<< L’agricoltura biologica è la più grande impostura subita negli ultimi anni dal settore dell’alimentazione; nessuna ricerca scientifica ha mai dimostrato che il biologico è migliore, anzi, le analisi hanno sancito che alcuni fertilizzanti permessi per le coltura biologiche, come il rotenone, hanno più residui cancerogeni dei fertilizzanti tradizionali>>.
Trasferendo il tutto in Apicoltura, domando: che differenza c’è tra un chilo di miele prodotto tradizionalmente e d un chilo di miele biologico? Da un punto di vista nutritivo, nessuna.
Ma allora perché il miele biologico costa di più?
Suppongo perché acquistando miele biologico, oltre al costo di un chilo di miele, paghiamo il prezzo che l’apicoltore sostiene per produrre alimenti rispettando l’ambiente, gli animali e le persone che ci vivono.
Produrre “biologico” dovrebbe sottintendere restar fedeli ad una scelta che impone a chi la fa di lavorare
con “co-scienza”. La co-scienza dell’apicoltore, in questo caso è un ingrediente indispensabile, emblema di una qualità superiore che l’acquirente paga per scelta e non può mancare.
Non è specchietto per le allodole il termine <<biologico>>.
Chi ha archiviato la propria co-scienza, eviti di spacciarsi per apicoltore biologico e non rovini la piazza.
Se il termine “biologico” dovesse esser associato a quello di “impostura” potrebbe accadere l’inevitabile:
essere archiviato nella memoria del consumatore di oggi e di domani.