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Aethina tumida: non è la fine dell’apicoltura. Parola di David Hackenberg
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David Hackenberg è un volto noto per molti apicoltori in tutto il mondo. E’ stato infatti fra i primi “commercial beekeepers” (aziende dotate di alcune migliaia di alveari) a denunciare lo spopolamento delle proprie arnie a causa del CCD nel 2006. Impegnato da anni nella lotta all’uso di pesticidi e neonicotinoidi è un’icona di una apicoltura che resiste, che come l’ape sopporta e rinasce proprio quando tutti danno per scontata la sua fine. Lo abbiamo sentito mentre era impegnato in una conferenza apistica in Florida, ben felice di parlare con Apitalia per dare qualche suggerimento agli apicoltori italiani: «sì, dell'Aethina in Italia se ne parlava poco fa con dei grossisti di materiale apistico che sono stati già contattati per fornire delle trappole. Ma potete stare tranquilli: non è la fine dell’apicoltura»

Questa parola - fine - sta diventando in queste ore il principale pensiero di alcuni apicoltori calabresi che si vedono notificare i provvedimenti di distruzione dei propri alveari. Fine delle attività. Chiusura. La procedura è quella usata per la peste americana: chiudere le porticine, fumigare le api con zolfo, bruciare successivamente tutto (api, favi, arnie). E qui sorgono i primi interrogativi. Perché distruggere tutti questi alveari quando il bollettino sull'Aethina tumida diffuso dall’European Union Reference Laboratory for honey bee health stabilisce chiaramente che: «Una volta insediatosi il piccolo coleottero dell’alveare non può essere eradicato?» (Documento disponibile clikkando il link ).

Di più, nel documento ufficiale sull'Aethina prodotto nel 2013 dall’autorità britannica Food & Environment Research Agency alla domanda «E’ possibile eradicare l'Aethina tumida?» viene offerta la seguente risposta: «Con tutta probabilità no. A meno che il piccolo coleottero degli alveari non sia identificato immediatamente dopo il suo arrivo, si diffonderà rapidamente nella popolazione apistica circostante, rendendo molto difficile ogni tentativo di eradicazione. Il più importante fattore limitante sarà costituito dalla sconosciuta distribuzione di alveari e dalla possibilità che possa sopravvivere in ospiti selvatici (ad esempio sciami di api o bombi). […] Se il piccolo coleottero dovesse insediarsi nel Regno Unito allora non resterebbe per gli apicoltori altra scelta che imparare a controllarlo così come fanno in altre nazioni in cui è presente» (Documento diffuso dalla UK National Bee Unit e disponibile clikkando il link ).

E perché usare la procedura prevista per la peste americana? L'Aethina potrebbe infatti volar via da una fessura, sfuggire addirittura dal coprifavo mentre si fumigano le api con lo zolfo. E soprattutto potrebbe già essersi diffusa nel giro di più di un mese dalla prima segnalazione in un’area di ben 60 km quadrati.

Hackenberg non ha dubbi: «non so cosa abbiano in mente i vostri veterinari laggiù, ma posso assicurarvi che l’SHB non vive solo negli alveari… Quando sedici anni fa arrivò in Florida io me lo ritrovavo nei miei meloni. Non insidia infatti solo le api, ma va anche sulla frutta. Come si può pensare di sradicarlo così? E’ inutile distruggere gli alveari e ammazzare le api. E’ come se si volesse distruggere la varroa distruggendo pure le api».

David, come è cambiata l’apicoltura americana dopo l’arrivo dell’SHB?
«Quando arrivò qui, ormai più di 16 anni fa, tutti pensavamo che si trattasse di una catastrofe. Poi abbiamo imparato a conviverci perché con l’SHB ci si convive. E abbiamo imparato che l’elemento essenziale è avere famiglie forti e preservare la massima igiene nella gestione dei laboratori. In particolare noi usiamo le trappole per il contenimento dell'Aethina. Funzionano in maniera eccellente. Quelle a base di fipronil sono perfette e non danneggiano le api perché sono accessibili solo agli scarafaggi e si pongono sul fondo delle arnie. Chi però non ha certo migliaia di alveari, ha una gestione più semplice e vive in nazioni in cui è vietato l’uso del fipronil, può usare trappole come il beetle blaster a base di oli minerali. Sono degli eccellenti rimedi. Contenere la popolazione di SHB significa evitare che possa far danni. Se la famiglia è forte e ci sono le trappole si troveranno solo degli adulti confinati dalle api negli angoli dei coprifavi. Noi usiamo le scatolette con fipronil perché sono facili da utilizzare e durante i vari trasporti non dobbiamo riempire ogni volta le vaschette con oli minerali».

I laboratori dicevamo…
«Sì. Il rischio una volta che le famiglie sono forti e isolano l'Aethina negli angoli è limitato ai laboratori. Devi sapere che le operaie ripuliscono costantemente – se la famiglia è forte – le cellette in cui l'Aethina depone. Così il contenimento è un fatto naturale, aiutato dall’apicoltore che mantiene famiglie forti grazie al controllo della varroa e nello stesso tempo grazie all’uso di trappole per l'Aethina. Il punto è che deve cambiare il livello igienico dei nostri laboratori. Anzitutto è fondamentale smielare entro due o tre giorni. Occorre poi far ripulire i melari alle api per evitare che permangano residui. E occorre tenere pulito il pavimento, lavare i laboratori, non lasciare pezzi di favo o altro per molti giorni. Noi quando raccogliamo migliaia di melari siamo spesso impossibilitati a smielare subito. Quindi li mettiamo nelle celle frigo. Voi, però, che avete in Italia aziende più piccole rispetto alle nostre siete anche più facilitati nella gestione perché potete smielare subito. Naturalmente, le celle frigo ci sono utili anche per scongiurare il pericolo tarma della cera».

C’è poi la questione terreno.
«Sì si può anche trattare il terreno ma non è una pratica molto diffusa forse anche perché noi siamo apicoltori che migrano da uno stato all’altro e quindi non c’è sempre lo stesso terreno sotto i nostri alveari. In ogni caso, è importante sottolineare che l'Aethina si sviluppa dove c’è forte umidità. Il dato climatico è fondamentale: basta che l’umidità scenda sotto il 30% per metterla ko. Ecco perché si è sviluppata soprattutto in Florida e nel Sud est degli States. Certo, è un insetto che migra. Ricordo quando qui facevamo dei seminari ai canadesi sui potenziali effetti dell’SHB e poi, voilà, se la sono ritrovata anche in Canada… Certo non hanno tentato di eradicarla perché non è possibile farlo una volta che è arrivata».

Quindi, caro David, cosa consigliare ai nostri apicoltori?
Bisogna dire agli apicoltori italiani ed europei che questa non è la fine dell’apicoltura. Ricordo che anche quando si sono visti i primi effetti spaventosi della varroa tutti dicevano che sarebbe stata la fine dell’apicoltura e invece siamo ancora qui. A combattere contro la varroa e soprattutto contro i pesticidi. Con l'Aethina le api ci convivono. E’ chiaro che bisogna prestare attenzione ai mininuclei, ma in generale basta avere famiglie forti, sviluppare un comportamento igienico nei laboratori e usare le trappole. Il resto del lavoro lo fanno le api. Per noi è solo una piccola attenzione in più, ma alla fine non costa molto.
 
(by Francesco Colafemmina - 6.10.2014)