di Redazione Apitalia | 9 Ottobre 2008 | 15:06
Dolce, morbido, vellutato, inebriante: sembrano le caratteristiche di un amante ideale, in realtà sono tutti aggettivi utili a definire il miele, il prodotto alimentare che le api producono dal nettare dei fiori o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante, e che esse trasformano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare.
Una fonte di zuccheri semplici e dunque un cibo altamente energetico e dolcificante, che non necessita di nessuna trasformazione per essere consumato. E quanto lavoro da parte delle api che, per raggiungere la quantità di un chilo di prodotto, devono far visita almeno a due milioni di fiori.
Qualche cenno anche ai suoi componenti principali: acqua, zuccheri, acidi, proteine, sali minerali, pigmenti, sostanze ed aromi dei fiori, enzimi, fosfati e vitamine. Un mix che garantisce una gran quantità di proprietà.
Delle qualità del miele infatti si sa molto, ma spesso non grazie a spiegazioni scientifiche quanto all’ausilio della tradizione popolare. Una delle virtù è di non avere additivi per definizione: non può che essere prodotto naturalmente, grazie ad una composizione complessa, difficilissima da riprodurre.
Gli zuccheri del miele, glucosio e fruttosio in primis, sono semplici, immediatamente assimilabili e digeribili, al contrario di quelli dello zucchero e della marmellata, ad esempio.
Nessun problema per possibili sofisticazioni: non è necessario infatti aggiungere additivi, perché è già in grado di conservarsi da sè. La provenienza italiana del miele è segno di qualità, perché il miele nazionale è di alto livello. Molti dei mieli venduti attraverso la grande distribuzione sono però esteri. In etichetta, se il miele proviene da paesi extracomunitari, va segnalato.
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Moltissimi sono gli usi in cucina, coinè ingrediente nella preparazione di dolci: numerosissimi sono ad esempio i dolci tradizionali regionali che prevedono l’impiego del miele.
I neonicotinoidi saranno sospesi. Lo ha deciso nella serata di ieri 16 settembre la Commissione fitofarmaci che si è riunita in seno al ministero della Salute – costituita anche dai funzionari del ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente – che ha la competenza di decidere sulla sospensione dell’utilizzo di fitofarmaci in agricoltura. La decisione è ufficiale e, secondo quanto appreso dal VELINO da alcune fonti, Silvio Borrello, direttore generale della Direzione generale per la sicurezza degli alimenti e della nutrizione del ministero della Salute, presenterà a breve un decreto. Sembra quindi che gli apicoltori abbiano “vinto” contro il colosso Bayer-Basf-Syngenta, unici produttori dei pesticidi sistemici indiziati. 

Anche le Api nella Red List, la Lista Rossa delle specie animali in via d’estinzione dice Apitalia, una delle riviste più autorevoli del settore apistico nazionale e internazionale. Il 2008 è stato veramente disastroso per il mondo delle api, e in tutto il mondo. Non sono mancati i toni allarmati, non è mancata la ricerca delle cause e delle responsabilità umane. Le api nel frattempo continuano a morire. Tanti i complimenti portati al prezioso insetto: impollinazione, miele, indicatore ambientale, ma poche le alternative proposte. «Abbiamo già avviato la procedura per inserire l’Ape nella Red List “la Lista Rossa” delle specie animali in via di estinzione, quindi da proteggere. Apitalia ha avviato una raccolta firme sul suo sito
L’ape italiana, l’Apis mellifera ligustica, non solo a causa della moria ha avuto le sue popolazioni quasi dimezzate, con danni stimati in 250 milioni di euro, ma potrebbe anche avere problemi futuri per la sua specie dal “mix” con api “straniere”. L’importazione di api regine “extracomunitarie” infatti è tra le cause dello spopolamento dei preziosi animali impollinatori ma ancora non si conosce il possibile impatto futuro a livello genetico sulle api italiane. È quanto afferma Franco Mutinelli, responsabile del Centro di referenza nazionale per l’apicoltura presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe), autore di una ricerca ad hoc. ”Certamente l’importazione dai paesi extracomunitari delle api regine è uno dei fattori che ha influenzato il recente spopolamento - spiega Mutinelli - e non possiamo al momento prevedere gli effetti dell’ibridazione tra queste specie e le api mellifere nostranè”. Secondo l’esperto “è comunque un problema in prospettiva, perché l’importazione di animali in genere espone alla possibilità di malattie. 





