di Redazione Apitalia | 31 Ottobre 2008 | 16:09
Novembre. Le festività dei morti, è tempo di caldarroste calde, qualche pezzettino di zucca cotta al forno e del buon vino nuovo. Insomma, alle api chi ci pensa più!
E’ vero la stagione è finita, che sia andata bene o male a questo punto non si può cambiare un bel nulla. Tanto vale godersi un po’ di tranquillità e quel calore familiare che ricorderemo in futuro per superare quei momenti tristi e difficili quando le cose non andranno secondo i nostri programmi. Se in apiario il lavoro è stato eseguito in maniera corretta il nostro intervento è quasi superfluo: nel diario di ogni famiglia sarà stato riportato lo stato della covata; operazione, questa, che permette di prevedere quando si potrà eseguire il trattamento con l’acido ossalico.
Vorrei ricordare che l’intervento testè ricordato è il più importante di tutti quelli fatti in precedenza: solo in questo momento riusciamo a colpire tutte le varroe che sono aggrappate alle api, sicuri che non ci siano acari nascosti nelle cellette di covata.
E’ possibile effettuare i trattamenti con l’acido ossalico in più modi.
Per quanto mi riguarda preferisco quello con la composizione di un chilogrammo di zucchero in un litro d’acqua e cento grammi di acido ossalico diidrato, gocciolato, tra i telaini: 5cc ogni telaino coperto dalle api, quando la temperatura esterna non scende sotto i dieci gradi centigradi. Ritengo il metodo pratico e funzionale, come risulta dagli studi svolti da molti ricercatori (vedere, ad esempio quelli pubblicati dal dottor Antonio Nanetti, nel 2003); inoltre si opera in sicurezza salvaguardando la salute dell’apicoltore che lo esegue.
Leggi il resto dell’articolo »
Vota questo articolo:

Sono venuto a conoscenza che i carabinieri del NAS laziali stanno operando sequestri di confezioni di miele (anche in quantitativi irrilevanti) presso piccole aziende apistiche che confezionano alimenti a base di miele apponendo etichette con le denominazioni commerciali “miele al peperoncino”, “miele diavoletto (al peperoncino piccante)”, “miele alla mentuccia”, “miele al ginseng”, “miele con pappa reale e propoli”, o con altri ingredienti, si chiede di conoscere l’esatta interpretazione dell’art. 4 del D. Lgsl. N. 179/2004. (E’ vietato aggiungere al miele, immesso sul mercato IN QUANTO TALE o utilizzato in prodotti destinati al consumo umano, qualsiasi ingrediente alimentare, ivi compresi gli additivi).
Spettabile redazione di “Occhio alla Spesa”, vorremmo farvi notare alcune inesattezze proposte ai consumatori durante la vostra trasmissione di Martedì 27 ottobre, nello spazio dedicato al miele. Innanzitutto, la parola miele, ad esempio “Miele Millefiori”, non è facoltativa ma obbligatoria. Solo l’origine botanica è facoltativa: la parola miele deve sempre comparire. Per quanto riguarda la scadenza, occorre fare riferimento alla dizione “termine minimo di conservazione”: sarebbe preferibile una scadenza di 18 mesi anche se la legge non lo impone. L’anno di produzione è facoltativo, contrariamente a quanto è stato sempre detto durante la trasmissione.
Miele? Grazie si. Potrebbe essere lo slogan di un consumatore attento alla qualità dei cibi e alla salute. Eppure, ormai, lo zucchero lo ha quasi soppiantato nell’alimentazione e nell’industria dolciaria, nonostante un etto sviluppi 400 calorie contro le 300 del miele. Un bell’inizio non c’è che dire. 
Merendine, snack golosi, succhi di frutta, ma anche hambuger e patatine fritte. E poi bevande gassate e dolciumi, in gran quantità. In più c’è la vita sedentaria: tutto il giorno davanti alla tv, al computer o alla play station.





