di Apitalia - Redazione | 8 Settembre 2008 | 16:00
Anche le Api nella Red List, la Lista Rossa delle specie animali in via d’estinzione dice Apitalia, una delle riviste più autorevoli del settore apistico nazionale e internazionale. Il 2008 è stato veramente disastroso per il mondo delle api, e in tutto il mondo. Non sono mancati i toni allarmati, non è mancata la ricerca delle cause e delle responsabilità umane. Le api nel frattempo continuano a morire. Tanti i complimenti portati al prezioso insetto: impollinazione, miele, indicatore ambientale, ma poche le alternative proposte. «Abbiamo già avviato la procedura per inserire l’Ape nella Red List “la Lista Rossa” delle specie animali in via di estinzione, quindi da proteggere. Apitalia ha avviato una raccolta firme sul suo sito www.apitalia.net, in collaborazione con le principali Associazioni ambientaliste a livello mondiale e con l’IUCN, International Union for Conservation of Nature. Salvare l’ape per salvare l’ambiente e la meravigliosa poesia del volo dell’ape sui fiori, anche senza che produca miele» afferma con forza Massimo Ilari, Direttore Editoriale di Apitalia.
Vota questo articolo:


(3 voti, media: 3.33 su 5)
Altro che risollevarsi: l’Italia si sta scavando la fossa, anche dal punto di vista economico, con le proprie mani giorno dopo giorno. Chi, come in Umbria, conta per la promozione dei propri prodotti sul traino di un ambiente sano deve svegliarsi, coalizzarsi e difendere il bene più grande che ha.
Prosegue la polemica tra le istituzioni italiane e le associazioni apistiche sulle cause reali della crescente moria di api in Italia. Con le associazioni di categoria che invitano a una sospensione cautelativa dei neonicotinoidi e il ministero della Salute che in assenza di prove concrete sulle responsabilità dei pesticidi nella moria di api non ritiene di dover applicare il procedimento di sospensione. “Si possono fare affermazioni del genere solo in seguito a una ricerca seria sull’impatto dei neonocotinoidi sulle api, e in Italia ancora non è stato fatto nulla in quel senso”. È decisa la replica di Massimo Ilari, direttore di Apitalia






