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Novembre? Non è solo tempo di caldarroste

Redazione Apitalia | 31 Ottobre 2008 | 16:09
 
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Novembre. Le festività dei morti, è tempo di caldarroste calde, qualche pezzettino di zucca cotta al forno e del buon vino nuovo. Insomma, alle api chi ci pensa più!

E’ vero la stagione è finita, che sia andata bene o male a questo punto non si può cambiare un bel nulla. Tanto vale godersi un po’ di tranquillità e quel calore familiare che ricorderemo in futuro per superare quei momenti tristi e difficili quando le cose non andranno secondo i nostri programmi. Se in apiario il lavoro è stato eseguito in maniera corretta il nostro intervento è quasi superfluo: nel diario di ogni famiglia sarà stato riportato lo stato della covata; operazione, questa, che permette di prevedere quando si potrà eseguire il trattamento con l’acido ossalico.

Vorrei ricordare che l’intervento testè ricordato è il più importante di tutti quelli fatti in precedenza: solo in questo momento riusciamo a colpire tutte le varroe che sono aggrappate alle api, sicuri che non ci siano acari nascosti nelle cellette di covata.

E’ possibile effettuare i trattamenti con l’acido ossalico in più modi.

Per quanto mi riguarda preferisco quello con la composizione di un chilogrammo di zucchero in un litro d’acqua e cento grammi di acido ossalico diidrato, gocciolato, tra i telaini: 5cc ogni telaino coperto dalle api, quando la temperatura esterna non scende sotto i dieci gradi centigradi. Ritengo il metodo pratico e funzionale, come risulta dagli studi svolti da molti ricercatori (vedere, ad esempio quelli pubblicati dal dottor Antonio Nanetti, nel 2003); inoltre si opera in sicurezza salvaguardando la salute dell’apicoltore che lo esegue.

Un altro metodo per il trattamento con acido ossalico diidrato è la sublimazione dello stesso attraverso i vari sublimatori che si trovano in commercio. Il rischio per l’operatore, in questo caso, è molto maggiore e ci si deve proteggere con maschera ad hoc e relativi filtri adeguati che non permettano l’aspirazione del prodotto, che se è inalato risulta molto nocivo.

E’ certo che ognuno di noi deve operare in sicurezza. Ricordiamoci che l’acido ossalico diidrato è un acido forte che irrita le pareti intestinali e può essere letale se ingerito in dosi elevate. Data la sua facilità a combinarsi con ioni metallici come il calcio, l’acido ossalico forma cristalli di ossalato che vanno ad irritare ulteriormente intestino e reni. I calcoli renali sono generalmente costituiti per la maggior parte da ossalato di calcio.

Ma i lavori da fare non finiscono certo qui. In laboratorio continua la pulizia di tutta l’attrezzatura che non siamo riusciti a pulire durante la stagione apistica: escludi regine, apiscampo, melari e qualche nido, rimasto vuoto per la riunione di famiglie.

Durante la stagione estiva molti di voi mi hanno cercato, per telefono, chiedendomi come mi comporto con le regine dopo la sciamatura.

Approfitto di questi mesi che in apiario non ci sono molti lavori da descrivere per soffermarmi su quelle che sono le mie opinioni, maturate dalle esperienze fatte.

Qualche anno fa, dopo essere andato in pensione, ampliai l’apiario con degli sciami raccolti dai miei alveari, portandomi ad un numero di famiglie congrue alle mie necessità. Ero molto soddisfatto del lavoro svolto, la primavera successiva avevo programmato di fare un grosso raccolto, viste le famiglie presenti in apiario.

Avevo alimentato le api nel periodo opportuno, avevo preparato melari in abbondanza e tutto era pronto per la grande fioritura.

Qualche giorno prima del grande evento, famiglie vecchie e famiglie giovani hanno cominciato a sciamare, una due tre volte, tanto che mentre levavo le celle ad una famiglia avevo due o tre sciami appesi ai rami.

Non ne potevo più. Sono andato a cercare arnie in prestito e ho riempito anche quelle, ero esausto e deluso tanto da prendere una carriola con sopra una cassetta per poi spostarmi di ramo in ramo, scuotendo dentro tutti gli sciami che trovavo.

Persi tutto il raccolto. Rammaricato riflettei sull’accaduto e decisi che avrei preso dei provvedimenti perché tutto questo non doveva più accadere.

Per prima cosa decisi che inderogabilmente dovevo sostituire le regine ogni due anni, poi di ascoltare i suggerimenti di un vecchio amico apicoltore: tagliare le ali alle regine in modo che se dovessero sciamare cadono subito a terra. Appena lasciano il predellino, le api, non trovando la regina in volo, ritornano nell’arnia e depositano il miele che si erano prese come scorte per la sciamatura. La regina che si trova per terra è accudita da un centinaio di api; se il terreno è tenuto pulito si nota subito il movimento sotto il predellino. Dopo aver verificato lo stato della regina, spostando le api con uno stecchino, copro il tutto con un vaso da fiori di terracotta rovesciato.

Le api che si trovano con la regina cominciano subito a lavorare entrando e uscendo dal foro che si trova sul fondo del vaso, accudendo la regina per molti giorni.

Il giorno dopo visitando il nido guardo subito per capire se c’è della covata fresca. Se ne riscontro la presenza allora distruggo tutte le celle reali: concettualmente non voglio che nessuna delle mie famiglie sia condotta da una regina nata da una cella di sciamatura.

Forse sarà solo una mia convinzione, ma ho l’impressione che se la regina depone un uovo in un cupolino questa larva debba ereditare, in forma più accentuata, il “gene” della sciamatura.

Da qualche anno ho imparato a farmi le regine, selezionando le famiglie che ho in apiario e comperando qualche nucleo da allevatori di api regine iscritti all’albo nazionale.

Posso dire che non ho più riscontrato quegli inconvenienti della sciamatura; qualche sciame, certamente, ma non quelle febbri da interessare tutte le famiglie dell’apiario.

La regina che si trova sotto il vaso la uso per fare un nuovo nucleo con uno o due telaini di covata, ricordandomi che appena sono pronte quelle che allevo la sostituisco.

Con tutto ciò non voglio dire di aver superato il problema della sciamatura e neppure che seleziono regine che non sciamano, ma dalle mie esperienze deduco che il problema si è notevolmente ridotto dandomi una certa tranquillità di lavoro.

Paolo Franchin

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Lavori in Apiario
Tags
acido ossalico, covata, regina
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