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Più biodiversità con meno pesticidi oppure il contrario?

Apitalia - Redazione | 19 Maggio 2008 | 12:04
 
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Fa discutere la tesi di un gruppo di scienziati sloveni secondo cui riducendo i pesticidi aumenterebbe la resistenza dei parassiti.
Masini (Coldiretti): «Bisognerebbe rivedere l’intero sistema dei brevetti che permette di fare profitti ai pochi che li detengono, e  mi chiedo se la cosa abbia un senso»

   
Il Parlamento europeo ha votato a favore di una nuova legislazione che ridurrebbe drasticamente il numero dei pesticidi autorizzati in agricoltura nei prossimi anni. Ma le proposte di revisione hanno suscitato la preoccupazione di un gruppo di scienziati esperti di agricoltura di sette paesi che si sono riuniti a Lubiana (Slovenia) il 22 aprile 2008 per presentare alla presidenza slovena dell’UE una dichiarazione sui potenziali rischi della proposta di legge. Il timore espresso dagli scienziati riguarda il fatto che una riduzione della gamma di pesticidi disponibili possa far aumentare la resistenza dei parassiti e quindi l’efficacia del prodotto sulle piante. Questo avrebbe come ulteriore conseguenza di rendere problematica, o non competitiva, la coltivazione di molti prodotti di base dell’agricoltura europea, fra i quali uva, grano, orzo, frutta, patate e verdure. Quindi un provvedimento adottato per rendere più sostenibile l’agricoltura potrebbe – a loro avviso- avere invece l’effetto opposto, di ridurre la biodiversità delle specie coltivate e mettere quindi a rischio la sostenibilità dell´agricoltura europea.
Non solo: la preoccupazione espressa dagli scienziati riguarda anche l’incapacità di rimpiazzare i prodotti che saranno probabilmente tolti dal mercato in seguito alla proposta di legge, o quelli che, di conseguenza risulteranno inefficaci a causa della resistenza dei parassiti.
Oltre a recare danni all’economia. La legislazione dell’Unione europea ha già ridotto la gamma di pesticidi disponibili di oltre il 55% negli ultimi dieci anni. Secondo gli esperti riuniti a Lubiana, con questi provvedimenti i legislatori avrebbero ignorato la costante minaccia causata dalla resistenza dei parassiti, il che potrebbe portare ad una diminuzione significativa dei raccolti e ad un aumento dei prezzi dei generi alimentari e dei mangimi.
Un apparente paradosso dato che un altro gruppo di milletrecento scienziati di 95 paesi, che hanno compilato in 4 anni di studi il Millennium ecosystem assessment synthesis report, segnalano in quel rapporto che l´uso sconsiderato di pesticidi ha causato una perdita irreparabile di biodiversità, e circa il 30% delle specie di mammiferi, uccelli e anfibi è a rischio estinzione.

Un paradosso o ci sono motivazioni valide in questo documento di Lubiana?
Lo abbiamo chiesto a Stefano Masini, responsabile ambiente di Coldiretti

«La questione riguarda più in generale il programma agricolo comunitario che prevede una riclassificazione dei presidi chimici in maniera temporale che si concluderà nel 2008. Alcuni tra quelli utilizzati, che non risultano coerenti con parametri di compatibilità ambientale e con i dati ecotossicologici, saranno quindi non più autorizzati. Ed è vero che l’industria chimica preferisce brevettare presidi destinati a coltivazioni importanti quali il mais e lascia in disparte quelli destinati a colture minori, come sono gran parte di quelle mediterranee. Insomma, il rischio di vedere ridurre la disponibilità di principi attivi per queste colture è reale. Mentre non credo sia plausibile la preoccupazione che riguarda la resistenza degli insetti in caso di un basso numero di principi attivi ammessi. Lo dimostra il caso delle sementi Ogm e dei diserbanti. Negli Usa dove si fa uso di mais Bt, modificato geneticamente per la resistenza alla piramide per cui si usa il pesticida Roundup, per evitare o quantomeno ritardare il verificarsi di fenomeni di resistenza, si ricorre alla creazione di fasce cuscinetto, in cui si coltiva mais tradizionale nello stesso appezzamento o in campi adiacenti al mais Bt, per permettere alla piralide una evoluzione naturale».

Quindi lei dice che il problema reale non è tanto l’induzione della resistenza che può essere evitata quanto la necessità di modulare la ricerca dei presidi?
«Il punto è che la revisione delle sostanze chimiche periodica è fondamentale e corretta, altrimenti saremmo ancora a parlare di Ddt, dunque la scienza deve consentire una selezione delle sostanze nel tempo sulla base di nuove conoscenze e acquisizioni sugli effetti delle sostanze stesse. Ma è chiaro che occorre intervenire con regole in grado di presidiare anche il sistema delle diversità colturali e prevedere un obbligo di estensione della ricerca sui nuovi presidi anche a coltivazioni minori, dimenticate dall’industria chimica che è un sistema oligopolistico.
Occorre programmare una difesa delle colture minori e fare in modo che le revisioni normative non abbiano come effetto quello di favorire anziché l’agricoltura, l’industria chimica.
Quindi che non siano mirate solo alla riformulazione dei brevetti, che alla fine servono solo ad aumentare i prezzi. Bisognerebbe rivedere l’intero sistema dei brevetti, che permette di fare profitti ai pochi che li detengono, e mi chiedo se la cosa abbia un senso. Comunque, sarebbe necessario che almeno si prevedesse di dare licenze comuni su alcuni settori per evitare il monopolio».
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