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L’uccello del Nosema

Apitalia - Redazione | 24 Aprile 2008 | 11:31
 
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La notizia ha del clamoroso: la diffusione del Nosema ceranae potrebbe essere stata causata, se non in tutto almeno in parte, da un uccello.
Il Dr Higes, autore di buona parte delle ricerche sul nosema ceranae pubblica su Environmental Microbiology di maggio 2008 il lavoro: “Regurgitated pellets of Merops apiaster as fomites of infective Nosema ceranae (Microsporidia) spores.”
Il mangiatore di api Merops apiaster è presente nelle zone aride e semidesertiche dell’Europa meridionale, Africa del nord e Asia orientale ma è stato recentemente osservato in Gran Bretagna ed Europa centrale.
Questo studio ha verificato la presenza di nosema ceranae nel rigurgito dell’uccello. 18 giorni dopo l’isolamento dal “pasto” dell’uccello le spore sono ancora in grado di provocare in laboratorio la patologia in api infettate artificialmente.
 

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4 risposte

 Serena Rocchi | 28 Aprile 2008 | 08:20

Il Merops Apiaster, meglio conosciuto come GRUCCIONE, è presente anche in Italia, ormai da vari anni, e sembra che stia aumentando di anno in anno il numero degli individui che vengono a nidificare, e a passare una buona parte dell’anno sui “nostri Lidi”, ma si è ormai spinto e ambientato in molte zone dell’entroterra (per esempio il senese)
Si tratta di uno splendido animale protetto da leggi internazionali che ne impediscono la caccia.
Tuttavia, soprattutto per il numero di api che mangia in un giorno e per il numero di individui che popolano una colonia, rappresenta per le api un vero flagello o comunque una concausa che si aggiunge alle mille che determinano grave indebolimento per i nostri alveari varroa, neonicotinoidi, ecc, ecc)
Ci mancava anche che contribuisse a veicolare il nosema….
Forse è il caso di iniziare a quantificarne la presenza e i danni per cercare di fare qualcosa di concreto.

 Marco Valentini | 13 Maggio 2008 | 07:37

Io non credo che il gruccione sia il responsabile della diffusione del nosema ceranae. Questa è la solita notizia che serve a deresponsabilizzarci da un evento (l’arrivo del nosema ceranae in Europa) che vede nell’apicoltore una delle principali cause.
Il gruccione, infatti, mangia le api adulte e il nosema è malattia di api adulte; è evidente che vi sia il nosema nell’intestino del gruccione. Quale sarebbe il meccanismo che utilizza per veicolare la malattia da alveare ad alveare? Vomita per cattiveria il suo cibo sul predellino di volo? Per favore, dopo la mucca pazza il gruccione testa di c…o ci mancava.
Marco Valentini

 francesco | 21 Maggio 2008 | 11:40

Eighteen days after collection N. ceranae spores still remain viable and their infectivity is shown after artificial infection of Nosema-free 8-day-old adult bees. The epidemiological consequences of the presence of Nosema spores in this fomites are discussed.

nella sostanza dice che dopo 18 giorni dall’essersi nutrito di api, le spore che vivono nel suo intestino sono in grado di infettare adulti delle api di giorni 8, la discussione del lavoro purtroppo non è leggibile ma penso che per quanto possano sembrare strane certe teorie invidio quei paesi che fanno ricerca, quindi magari dovremo avere qualche preconcetto in meno ed essere più aperti alla conoscenza, ed investire in ricerca.

 marco valentini | 26 Dicembre 2008 | 23:21

Caro Francesco,
pienamente d’accordo con te sulla ricerca, figurati. La ricerca ha stabilito che il Nosema rimane attivo nel rigurgito del povero gruccione (che potrebbe finire nella padella di qualche apicoltore, per questo). Bene, immagino si fermi qui e non discuto. Non credo che faccia un qualche riferimento a come il Nosema possa tornare dall’intestino del gruccione o del suo rigurgito a quello dell’ape. Insomma, immagino che questo passaggio sia solo frutto di qualche fantasia giornalistica. Se una cosa è possibile, non è detto che si verifichi, non ti pare?
W la ricerca senza nessun preconcetto, ma attenzione ai ricercatori di non andare ad infortire gli Ig Nobel.

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