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Moria di api, Apitalia non ci sta: Neonicotinoidi vanno sospesi

Apitalia - Redazione | 7 Luglio 2007 | 11:41
 
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Prosegue la polemica tra le istituzioni italiane e le associazioni apistiche sulle cause reali della crescente moria di api in Italia. Con le associazioni di categoria che invitano a una sospensione cautelativa dei neonicotinoidi e il ministero della Salute che in assenza di prove concrete sulle responsabilità dei pesticidi nella moria di api non ritiene di dover applicare il procedimento di sospensione. “Si possono fare affermazioni del genere solo in seguito a una ricerca seria sull’impatto dei neonocotinoidi sulle api, e in Italia ancora non è stato fatto nulla in quel senso”. È decisa la replica di Massimo Ilari, direttore editoriale di Apitalia, la rivista specializzata del settore, alla posizione espressa da Antonio Consolino, direttore dell’ufficio fitosanitario del ministero della Salute. In seguito a un tavolo di discussione al quale hanno partecipato i ministeri della Salute, dell’Agricoltura e dell’Ambiente, Consolino aveva dichiarato al VELINO che “non ci sono i presupposti per una sospensione cautelativa dei neonicotinoidi”, e che avrebbe verificato “i motivi che hanno spinto la Francia a procedere per una sospensione dell’utilizzo in agricoltura del Gaucho, perché, nonostante questo provvedimento, a quanto mi risulta, le api continuano a morire anche oltralpe”. Secondo Ilari, invece, “il principio di precauzione esiste proprio nel caso non vi siano i dati sufficienti da dimostrare l’innocuità dei fitosatitari in questione”, ovvero quei pesticidi sistemici prodotti dalla Bayer, dalla Basf e dalla Syngenta, che entrano nel ciclo vitale delle piante e colpiscono il sistema nervoso delle api in fase di impollinazione. “Non si può mettere a rischio un patrimonio come quello delle api in Italia sulla base di studi che non sono stati ancora fatti”, spiega Ilari. I neonicotinoidi sembrano essere al centro dell’attenzione dei ricercatori anche negli Stati Uniti, uno dei paesi maggiormente colpiti dalla grave strage di api. Lo scorso 29 marzo, Diana Cox-Foster, del dipartimento di entomologia dell’Università di Stato della Pennsylvania, ha presentato un‘interpellanza davanti alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti per affrontare il problema della moria di api. “La Cox – ha proseguito Ilari – ha puntato l’indice sui neonicotinoidi”. La professoressa della Pennsylvania ha mostrato, infatti, particolare preoccupazione nei confronti di questi pesticidi, “una classe di insetticidi largamente utilizzati in agricoltura che nonostante presentino una tossicità estremamente bassa per gli uomini, risultano essere altamente tossici per le api mellifere e gli altri insetti impollinatori”. Alcune ricerche hanno indicato, ha proseguito la Cox davanti alla Camera dei Rappresentanti, “che questi pesticidi sistemici sono in grado di passare attraverso le piante andando così a contaminare il polline e il nettare dove sono state individuati in concentrazioni nocive per le api”.

Più cauta è invece la posizione di Sergio D’Agostino, presidente dell’Associazione nazionale apicoltori italiani (Anai). “Sono perplesso. Non vedo un fenomeno così allarmante come quello descritto dagli apicoltori. Ho l’impressione che si voglia spostare l’attenzione sui neonicotinoidi per mascherare l’uso indiscriminato di antibiotici per combattere la peste americana negli alveari”. Secondo D’Agostino quindi, potrebbe esserci una manovra ben definita da parte degli operatori del settore che negli ultimi tempi “sono stati pizzicati dai Nas”. Il timore del presidente dell’Anai è quello che inutili allarmismi possano creare possibili danni al settore. “Bisogna avere fiducia nelle istituzioni. Se il ministero deve prendere una posizione, è giusto che aspetti di avere in mano dati precisi”. D’Agostino spiega che il ministero della Salute già da due mesi sta procedendo, attraverso i servizi fitosanitari regionali, alla raccolta dei dati su tutto il territorio nazionale, al fine di indagare ulteriormente sulle cause della moria di api. “Non è il caso di parlare a priori. Aspettiamo il risultato delle ricerche”, conclude il presidente dell’Anai. Dal ventunesimo congresso nazionale italiano di entomologia che si è svolto a Campobasso dall’11 al 16 giugno scorso e al quale hanno partecipato, assieme ai ricercatori dei maggiori istituti nazionali di entemologia, anche i ministeri della Salute e dell’Agricoltura è emerso che le cause dei fenomeni segnalati sono in parte legate alla conduzione degli alveari ma tra i principali fattori ambientali, “particolarmente critici e rilevanti sono i trattamenti fitosanitari effettuati in primavera nelle aree a coltivazione intensiva”. La maggior parte dei principi attivi utilizzati, si legge in una nota del congresso, “sono altamente tossici per le api e gli effetti possono essere immediati e vistosi se le api vengono colpite direttamente, oppure subdoli e difficili da correlare alla reale causa quando si tratta di microincapsulati, prodotti usati nella concia delle sementi”, come il Gaucho della Bayer, il Regent della Basf e il Cruiser della Syngenta, tutti a base di neonicotinoidi.

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