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	<title>Commenti a: A proposito di miele</title>
	<link>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17</link>
	<description>Il blog di Apitalia - Apicoltura, Agricoltura e Ambiente</description>
	<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:23:03 +0000</pubDate>
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		<title>Di: davide marchi</title>
		<link>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-86</link>
		<dc:creator>davide marchi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 17:05:18 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-86</guid>
		<description>Salve il miele che sto mangiando attualmente è prodotto da un piccolo apicoltore, quanto io posso fidarmi di lui? Per fare analizzare il miele a chi mi devo rivolgere perchè non sia contraffatto e non provenga dalla cina? Qualcuno può mandarmi all'indirizzo e-mail la risposta per favore.                  davide.marchi.t634@alice.it</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve il miele che sto mangiando attualmente è prodotto da un piccolo apicoltore, quanto io posso fidarmi di lui? Per fare analizzare il miele a chi mi devo rivolgere perchè non sia contraffatto e non provenga dalla cina? Qualcuno può mandarmi all&#8217;indirizzo e-mail la risposta per favore.                  <a href="mailto:davide.marchi.t634@alice.it">davide.marchi.t634@alice.it</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Leonardo Manfredini</title>
		<link>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-10</link>
		<dc:creator>Leonardo Manfredini</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 12:55:32 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-10</guid>
		<description>Sono abbastanza daccordo con te. Ma....

Caro Marco Valentini, Ti capisco, ma voglio ribadirti alcuni concetti.
Razze di api veramente resistenti alle patologie non esistono in Italia per ora. In più ci  sono molte incognite da chiarire. Ad esempio, se in passato mi fossi precipitato a bruciare ogni alveare che presentasse anche solo 1 o 2 celle di covata appestate non mi sarei reso conto che non so per quale motivo, la malattia regredisce e ricompare...la ricerca da noi lascia molto a desiderare: le istituzioni non investono più, abbastanza, in ricerca per risolvere i nostri problemi e mi rendo conto che spesso chi è preposto a fare ricerca non ha quella grinta e competenza che servono.
Io ci sto provando a fare come dici tu ma come la mettiamo con le reinfestazioni di cui ti dicevo?
Posso sempre abbandonare le zone più nettarifere perchè c'e sempre qualcuno che non sa curare le api? E magari non ha la partita Iva e se gli muoiono le api è uguale a me, tanto ha un’altra fonte di reddito; magari è tuo sostenitore, è per l'apicoltura biologica, e magari lui fa concorrenza a me e a te perche' il miele, avendo lui un altro lavoro, lo può vendere a meno di te, tanto è tutto guadagnato.
Poi, se ogni tanto ripenso all’antibiotico è perche negli anni ‘70, le istituzioni ci hanno insegnato ad usarli, noi non ci siamo inventati niente e le istituzioni che hanno insegnato ciò sono quelle che oggi negano tutto, e non faccio nomi , per ora, perché sono enti che ancora rispetto ma sono senza un briciolo di coraggio e responsabilità; ed ho letto un manuale di apicoltura edizione 2003 che indicava gli antibiotici per la lotta alle pesti.
Poi, cambiando argomento, se il Presidente degli apicoltori professionisti italiani, Luca Bonizzoni, dichiara che la lotta alla varroa con timolo ed ossalico non funziona più così bene, io penso che chi si arrangia per salvare le api non sia così “cattivo”; spesso le leggi non sono giuste e dopo battaglie sociali sono state modificate a ragion veduta.
Comunque, sono daccordo con te: l’obiettivo è usare sempre più metodiche ecocompatibili ma ricordati che se vogliamo abbandonare i prodotti di sintesi si deve abbandonare anche il timolo che usiamo, che non è certo l’essenza di timo, o l'acido ossalico, che sempre di sintesi è, e che lascia residui nel miele ed è pericoloso per l’operatore.
Io faccio moltissimi sciami - come te - ogni anno per rimpiazzare le famiglie con problemi o se registro molte perdite e mio padre fa selezione da sempre, ma la strada è lunga. Certo, l’obiettivo è chiaro anche per me, lavoriamo insieme per un’apicoltura migliore, ci sto!


Ma l’apicoltura per professione deve dare reddito, deve essere concorrenziale sul mercato, ma se vediamo le cose un pò diversamente ci sto lo stesso! So che abbiamo percorso strade diverse finora ma il futuro è l'apicoltura unita per raggiungere qualcosa che traini il mondo apistico e non solo a livello nazionale... sei un ragazzo in gamba, ma credimi, non ritengo di averti mai messo i bastoni fra le ruote per sfavorirti nella tua apicoltura ma è il mondo apistico a livello internazionale che va cambiato e noi, a livello nazionale, come primo passo, dobbiamo essere più in sintonia, ci vuole più umiltà e più voglia di ascoltare, e qualche errore è concesso a tutti.
Troviamo il modo per non dover bruciare le nostre api vive, stimoliamo le autorità per ottenere nuovi metodi biologici per combattere le patologie, economici e pratici.

UN ABBRACCIO, 
Leonardo Manfredini.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono abbastanza daccordo con te. Ma&#8230;.</p>
<p>Caro Marco Valentini, Ti capisco, ma voglio ribadirti alcuni concetti.<br />
Razze di api veramente resistenti alle patologie non esistono in Italia per ora. In più ci  sono molte incognite da chiarire. Ad esempio, se in passato mi fossi precipitato a bruciare ogni alveare che presentasse anche solo 1 o 2 celle di covata appestate non mi sarei reso conto che non so per quale motivo, la malattia regredisce e ricompare&#8230;la ricerca da noi lascia molto a desiderare: le istituzioni non investono più, abbastanza, in ricerca per risolvere i nostri problemi e mi rendo conto che spesso chi è preposto a fare ricerca non ha quella grinta e competenza che servono.<br />
Io ci sto provando a fare come dici tu ma come la mettiamo con le reinfestazioni di cui ti dicevo?<br />
Posso sempre abbandonare le zone più nettarifere perchè c&#8217;e sempre qualcuno che non sa curare le api? E magari non ha la partita Iva e se gli muoiono le api è uguale a me, tanto ha un’altra fonte di reddito; magari è tuo sostenitore, è per l&#8217;apicoltura biologica, e magari lui fa concorrenza a me e a te perche&#8217; il miele, avendo lui un altro lavoro, lo può vendere a meno di te, tanto è tutto guadagnato.<br />
Poi, se ogni tanto ripenso all’antibiotico è perche negli anni ‘70, le istituzioni ci hanno insegnato ad usarli, noi non ci siamo inventati niente e le istituzioni che hanno insegnato ciò sono quelle che oggi negano tutto, e non faccio nomi , per ora, perché sono enti che ancora rispetto ma sono senza un briciolo di coraggio e responsabilità; ed ho letto un manuale di apicoltura edizione 2003 che indicava gli antibiotici per la lotta alle pesti.<br />
Poi, cambiando argomento, se il Presidente degli apicoltori professionisti italiani, Luca Bonizzoni, dichiara che la lotta alla varroa con timolo ed ossalico non funziona più così bene, io penso che chi si arrangia per salvare le api non sia così “cattivo”; spesso le leggi non sono giuste e dopo battaglie sociali sono state modificate a ragion veduta.<br />
Comunque, sono daccordo con te: l’obiettivo è usare sempre più metodiche ecocompatibili ma ricordati che se vogliamo abbandonare i prodotti di sintesi si deve abbandonare anche il timolo che usiamo, che non è certo l’essenza di timo, o l&#8217;acido ossalico, che sempre di sintesi è, e che lascia residui nel miele ed è pericoloso per l’operatore.<br />
Io faccio moltissimi sciami - come te - ogni anno per rimpiazzare le famiglie con problemi o se registro molte perdite e mio padre fa selezione da sempre, ma la strada è lunga. Certo, l’obiettivo è chiaro anche per me, lavoriamo insieme per un’apicoltura migliore, ci sto!</p>
<p>Ma l’apicoltura per professione deve dare reddito, deve essere concorrenziale sul mercato, ma se vediamo le cose un pò diversamente ci sto lo stesso! So che abbiamo percorso strade diverse finora ma il futuro è l&#8217;apicoltura unita per raggiungere qualcosa che traini il mondo apistico e non solo a livello nazionale&#8230; sei un ragazzo in gamba, ma credimi, non ritengo di averti mai messo i bastoni fra le ruote per sfavorirti nella tua apicoltura ma è il mondo apistico a livello internazionale che va cambiato e noi, a livello nazionale, come primo passo, dobbiamo essere più in sintonia, ci vuole più umiltà e più voglia di ascoltare, e qualche errore è concesso a tutti.<br />
Troviamo il modo per non dover bruciare le nostre api vive, stimoliamo le autorità per ottenere nuovi metodi biologici per combattere le patologie, economici e pratici.</p>
<p>UN ABBRACCIO,<br />
Leonardo Manfredini.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Valentini</title>
		<link>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-9</link>
		<dc:creator>Marco Valentini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 08:02:07 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-9</guid>
		<description>Rispetto della legalità

Caro Leonardo,
purtroppo dimentichi alcune cose. Gli antibiotici non possono essere utilizzati in apicoltura e se si trovano nel miele vuol dire che l'apicoltore li ha usati indebitamente. Vogliamo dire che il rispetto delle leggi può dipendere di volta in volta da quello che ci accade? Diciamolo, ma poi non ci lamentiamo, per favore, di quello che succede in Italia che è agli ultimi posti per il rispetto della legalità. Se facciamo una deroga per gli apicoltori, la dobbiamo fare per tutti gli altri settori. Vorrei che tutti capissero che il rispetto della legalità, oltre che valore etico e non discriminante (perché sono soprattutto i cittadini più potenti a giovarsene) migliora il benessere. E basta fare un viaggetto in Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Olanda...per accorgesene.
Chi usa gli antibiotici fa una discriminazione e una concorrenza sleale verso chi è ligio al dovere. Per quest'ultimo, infatti, il mercato non premia i suoi sforzi e dovrà, non è escluso, smettere di fare l'apicoltore perché chi usa molecole illegali lo può battere sui prezzi. 
Le tue lamentazioni economiche, seppure degne d’ogni attenzione, non mi convincono perché per anni chi voleva allevare le proprie api seguendo le regole è stato vessato da chi ha usato molecole proibite contro le avversità delle api; perché ha avuto costi di produzione molto più bassi in quanto le perdite di capi sono state inferiori; perché ha potuto diradare le visite agli alveari e ne ha potuto allevare, di conseguenza, in numero maggiore, producendo più prodotto.
L'esperienza svizzera dice che solo eliminando le colonie sensibili alla peste americana ci si può salvare. E il danno che fanno coloro che usano gli antibiotici è quello di immettere nell'ambiente fuchi che portano con loro il gene della suscettibilità. Siccome questo è dominante (mentre quello della resistenza è recessivo) quando fecondano le regine provenienti dagli allevamenti ricchi di geni della resistenza, frutto di anni e anni di distruzioni di alveari infetti, vanificano in un attimo tutto  il lavoro fatto. Ti pare giusto?
Caro mio, l'apicoltura è drogata (come tutti i comparti zootecnici ed è il motivo per il quale anche le uova usate per il torrone del tuo esempio hanno residui di tetracicline) e chi è in crisi di astinenza, per avere la sua dose giornaliera, mette tutti nello stesso calderone.
Il futuro è negli sciami artificiali; bisogna farne un buon numero per ripianare le perdite annuali e, inoltre, nel blocco della covata che permette di diminuire il numero dei trattamenti contro la varroa. Siamo professionisti? Dimostriamolo!
Un caro saluto
Marco Valentini</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispetto della legalità</p>
<p>Caro Leonardo,<br />
purtroppo dimentichi alcune cose. Gli antibiotici non possono essere utilizzati in apicoltura e se si trovano nel miele vuol dire che l&#8217;apicoltore li ha usati indebitamente. Vogliamo dire che il rispetto delle leggi può dipendere di volta in volta da quello che ci accade? Diciamolo, ma poi non ci lamentiamo, per favore, di quello che succede in Italia che è agli ultimi posti per il rispetto della legalità. Se facciamo una deroga per gli apicoltori, la dobbiamo fare per tutti gli altri settori. Vorrei che tutti capissero che il rispetto della legalità, oltre che valore etico e non discriminante (perché sono soprattutto i cittadini più potenti a giovarsene) migliora il benessere. E basta fare un viaggetto in Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Olanda&#8230;per accorgesene.<br />
Chi usa gli antibiotici fa una discriminazione e una concorrenza sleale verso chi è ligio al dovere. Per quest&#8217;ultimo, infatti, il mercato non premia i suoi sforzi e dovrà, non è escluso, smettere di fare l&#8217;apicoltore perché chi usa molecole illegali lo può battere sui prezzi.<br />
Le tue lamentazioni economiche, seppure degne d’ogni attenzione, non mi convincono perché per anni chi voleva allevare le proprie api seguendo le regole è stato vessato da chi ha usato molecole proibite contro le avversità delle api; perché ha avuto costi di produzione molto più bassi in quanto le perdite di capi sono state inferiori; perché ha potuto diradare le visite agli alveari e ne ha potuto allevare, di conseguenza, in numero maggiore, producendo più prodotto.<br />
L&#8217;esperienza svizzera dice che solo eliminando le colonie sensibili alla peste americana ci si può salvare. E il danno che fanno coloro che usano gli antibiotici è quello di immettere nell&#8217;ambiente fuchi che portano con loro il gene della suscettibilità. Siccome questo è dominante (mentre quello della resistenza è recessivo) quando fecondano le regine provenienti dagli allevamenti ricchi di geni della resistenza, frutto di anni e anni di distruzioni di alveari infetti, vanificano in un attimo tutto  il lavoro fatto. Ti pare giusto?<br />
Caro mio, l&#8217;apicoltura è drogata (come tutti i comparti zootecnici ed è il motivo per il quale anche le uova usate per il torrone del tuo esempio hanno residui di tetracicline) e chi è in crisi di astinenza, per avere la sua dose giornaliera, mette tutti nello stesso calderone.<br />
Il futuro è negli sciami artificiali; bisogna farne un buon numero per ripianare le perdite annuali e, inoltre, nel blocco della covata che permette di diminuire il numero dei trattamenti contro la varroa. Siamo professionisti? Dimostriamolo!<br />
Un caro saluto<br />
Marco Valentini</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Leonardo Manfredini</title>
		<link>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-7</link>
		<dc:creator>Leonardo Manfredini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 15:07:59 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-7</guid>
		<description>Caro Marco Valentini,

voglio avviare un rapporto di collaborazione e confronto serio con te e
quindi voglio fare alcune considerazioni, con il dovuto rispetto, per le tue
idee e le tue posizioni, sulle dichiarazioni che ho rilasciato ad Apitalia e
contemporaneamente controbattere ad alcune valutazioni presenti nel tuo
contributo apparso sul weblog di apitalia.net.
Tempo fa ad un nostro collega apicoltore era stato presentato un serio
problema da un suo cliente che produceva torrone: era il momento del pieno
scandalo antibiotici nel miele, subito dopo la trasmissione televisiva “mi
manda rai tre”. Ma torniamo ai fatti. I Nas avevano effettuato un’analisi al
torrone in seguito alla quale era stato rinvenuto un residuo di
tetraciclina, ammontante a diversi ppb. Il risultato fu che i Nas disposero
il sequestro di tutto il lotto di torrone e subito dopo, sia al cliente che
agli ispettori Nas, venne in mente il produttore di miele, visto lo
scandalo. L’apicoltore, disperato e messo sotto accusa in tutti i modi, si
assunse le sue responsabilità, già pronto a pagare pur sapendo di aver agito
solo per salvare le sue api ma ancora incredulo perchè lui stesso faceva
analizzare il suo miele ogni anno, senza che venisse mai fuori il benché
minimo problema. Dopo qualche giorno, però, i Nas disposero un’analisi
 più approfondita del torrone e si resero conto che non era il miele a
presentare dei residui ma un altro ingrediente: le uova. E’ chiaro che vista
la direzione che avevano preso le indagini furono costretti a disporre il
dissequestro del lotto di torrone. Ve ne domanderete la ragione. Semplice,
nelle uova la legge contempla la presenza di un “tot” di residualità...
La morale? Non credo proprio che sia questo il modo di agire nei confronti
di noi apicoltori e capisco che l’antibiotico non sconfigge la malattia e
che tende a nascondere i ceppi meno resistenti alla peste ma neanche
possiamo subire danni ai nostri apiari senza una concreta via di uscita.
I selezionatori di ceppi resistenti alla peste ed alle patologie non
possiamo essere noi, senza alcun aiuto economico per il danno subito da
parte delle istituzioni e mi sono reso conto che con le buone pratiche
apistiche, bruciando i ceppi che si ammalano e disinfettando le arnie,
riesco a risanare in maniera soddisfacente solo in zone lontane da fonti di
reinfestazione della patologia(e soffro moltissimo nel dover bruciare le api
vive! Visto che la messa a sciame funziona poco).
Penso che uno o più farmaci registrati per la lotta alle pesti e al nosema
ci vorrebbeo e penso che se anche si riscontrasse un residuo di qualche ppb
nel miele non sarebbe un problema grave; solo di immagine, ma c’è da
ricordare che non ho costruito io l’immagine del miele in questi termini e
credo che si debba essere obiettivi quando si tratta di allarmare o no il
consumatore. E’ uno scandalo che noi poveri apicoltori ci rimettiamo sempre
quando negli altri alimenti non troviamo solo residualità di antibiotici ma
di tante altre cose dannose veramente per la salute. Il pollo alla diossina,
mucca pazza, il recente scandalo del vino sofisticato non ci dicono proprio
niente? Che dire dei nitrati presenti negli affettati e dei polifosfati dei
formaggi fusi? Avete letto l’articolo di Apitalia che presenta la “Campagna
Liberi dai Veleni"? Mi fermo qui, perché se andassi avanti potrei riempire
pagine e pagine sui veleni permessi, con cui ogni
 giorno ci confrontiamo senza che nessuno faccia qualcosa.
Penso di poter affermare che qualche traccia di antibiotico non diano scarsa
qualità al miele, come non ne dà a tutte le eccellenze alimentari italiane e
non (vedi tante Dop e Igp, marchi consolidati come di alta qualita
alimentare).
Poi la cronaca di questi ultimi tempi, che tu conosci bene, ci fa luce sui
residui di diossina permessi nei formaggi e latticini e la diossina è un
vero e proprio veleno, non come l’antibiotico perché i 10 0 20 ppb che molti
apicoltori chiedono come limite massimo residuale non si avvicina neanche ad
un problema per la salute umana.
Da diversi anni, ormai, non uso più antibiotici per le api ma il numero di
alveari ammalati è aumentato. Ho dovuto ridurre gli alveari, produco meno
miele ed il prezzo di vendita è rimasto sempre lo stesso. Non guadagno più
come dovrei(ed io vivo solo di questo lavoro), o addirittura ci rimetto. La
logica conseguenza di questo “andazzo” è che penso già di ridimensionare
ancora e diridurre il personale: non è bello licenziare i tuoi collaboratori
dopo anni di servizio e sapendo che hanno anche loro una famiglia alle
spalle da mentenere. Tutto ciò per colpa di una carenza legislativa che non
offre strumenti adeguati e costringe in pratica tutti ad essere biologici,
anche se non certificati.
Mi ripeto, ridurre il ricorso agli antibiotici è bene, ma vietarli è male
per l’apicoltura convenzionale.
Credo che si debba avere il diritto di portare avanti realtà apistiche che,
producendo quantità elevate di miele, sicuramente di alta qualità,
contrastano l’importazione di miele dalla Cina, dall’Argentina Paesi
dell’Est ecc... e non si minaccia così la produzione biologica che già ha il
suo disciplinare da seguire e nessuno vieta loro di sfoggiare sul mercato un
prodotto senza ombra di residualità alcuna.
La mia esperienza e di tanti altri apicoltori professionisti è che dove ho
apiari con degli apicoltori di vario tipo (ma quasi sempre hobbisti o poco
più, ma non tanto per il numero degli alveari quanto per i pasticci che
combinano) che abbandonano le api o non le sanno gestire, mi trovo in forte
difficoltà nell’affrontare il problema bruciando soltanto perché l’anno
successivo siamo punto a capo. Spesso, oggi, l’unica saluzione parziale è
spostare le api in un’altra zona. Ma posso sempre abbandonare le zone
migliori?
Brucio e nessuno mi rimborsa, non ho più un reddito valido, licenzio,
ridimensiono, ho il problema della varroa. Insomma, sembra che la mia
missione sia quella di diventar matto di lavoro senza vedere risultati!
Poi credo che la mia opinione, che ha alle spalle più di 80 anni di
esperienza apistica della mia famiglia e 100 apiari in attività, sia valida
almeno quanto la tua, Caro Marco. Senza la benché minima chiusura e
preconcetto. E sì, perché sono desideroso di migliorarmi anche conoscendo la
tua realtà apistica, cosa che sicuramente mi farà crescere e capire cose
utili. Di una cosa sono altrettanto certo: non credo che i tuoi 10 apiari
possono darti il medesimo riscontro sulle patologie che io devo affrontare.
Dulcis in fundo, ringrazio Marco perchè sono certo che questo confronto è
costruttivo; ed Apitalia che lo incentiva.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Marco Valentini,</p>
<p>voglio avviare un rapporto di collaborazione e confronto serio con te e<br />
quindi voglio fare alcune considerazioni, con il dovuto rispetto, per le tue<br />
idee e le tue posizioni, sulle dichiarazioni che ho rilasciato ad Apitalia e<br />
contemporaneamente controbattere ad alcune valutazioni presenti nel tuo<br />
contributo apparso sul weblog di apitalia.net.<br />
Tempo fa ad un nostro collega apicoltore era stato presentato un serio<br />
problema da un suo cliente che produceva torrone: era il momento del pieno<br />
scandalo antibiotici nel miele, subito dopo la trasmissione televisiva “mi<br />
manda rai tre”. Ma torniamo ai fatti. I Nas avevano effettuato un’analisi al<br />
torrone in seguito alla quale era stato rinvenuto un residuo di<br />
tetraciclina, ammontante a diversi ppb. Il risultato fu che i Nas disposero<br />
il sequestro di tutto il lotto di torrone e subito dopo, sia al cliente che<br />
agli ispettori Nas, venne in mente il produttore di miele, visto lo<br />
scandalo. L’apicoltore, disperato e messo sotto accusa in tutti i modi, si<br />
assunse le sue responsabilità, già pronto a pagare pur sapendo di aver agito<br />
solo per salvare le sue api ma ancora incredulo perchè lui stesso faceva<br />
analizzare il suo miele ogni anno, senza che venisse mai fuori il benché<br />
minimo problema. Dopo qualche giorno, però, i Nas disposero un’analisi<br />
 più approfondita del torrone e si resero conto che non era il miele a<br />
presentare dei residui ma un altro ingrediente: le uova. E’ chiaro che vista<br />
la direzione che avevano preso le indagini furono costretti a disporre il<br />
dissequestro del lotto di torrone. Ve ne domanderete la ragione. Semplice,<br />
nelle uova la legge contempla la presenza di un “tot” di residualità&#8230;<br />
La morale? Non credo proprio che sia questo il modo di agire nei confronti<br />
di noi apicoltori e capisco che l’antibiotico non sconfigge la malattia e<br />
che tende a nascondere i ceppi meno resistenti alla peste ma neanche<br />
possiamo subire danni ai nostri apiari senza una concreta via di uscita.<br />
I selezionatori di ceppi resistenti alla peste ed alle patologie non<br />
possiamo essere noi, senza alcun aiuto economico per il danno subito da<br />
parte delle istituzioni e mi sono reso conto che con le buone pratiche<br />
apistiche, bruciando i ceppi che si ammalano e disinfettando le arnie,<br />
riesco a risanare in maniera soddisfacente solo in zone lontane da fonti di<br />
reinfestazione della patologia(e soffro moltissimo nel dover bruciare le api<br />
vive! Visto che la messa a sciame funziona poco).<br />
Penso che uno o più farmaci registrati per la lotta alle pesti e al nosema<br />
ci vorrebbeo e penso che se anche si riscontrasse un residuo di qualche ppb<br />
nel miele non sarebbe un problema grave; solo di immagine, ma c’è da<br />
ricordare che non ho costruito io l’immagine del miele in questi termini e<br />
credo che si debba essere obiettivi quando si tratta di allarmare o no il<br />
consumatore. E’ uno scandalo che noi poveri apicoltori ci rimettiamo sempre<br />
quando negli altri alimenti non troviamo solo residualità di antibiotici ma<br />
di tante altre cose dannose veramente per la salute. Il pollo alla diossina,<br />
mucca pazza, il recente scandalo del vino sofisticato non ci dicono proprio<br />
niente? Che dire dei nitrati presenti negli affettati e dei polifosfati dei<br />
formaggi fusi? Avete letto l’articolo di Apitalia che presenta la “Campagna<br />
Liberi dai Veleni&#8221;? Mi fermo qui, perché se andassi avanti potrei riempire<br />
pagine e pagine sui veleni permessi, con cui ogni<br />
 giorno ci confrontiamo senza che nessuno faccia qualcosa.<br />
Penso di poter affermare che qualche traccia di antibiotico non diano scarsa<br />
qualità al miele, come non ne dà a tutte le eccellenze alimentari italiane e<br />
non (vedi tante Dop e Igp, marchi consolidati come di alta qualita<br />
alimentare).<br />
Poi la cronaca di questi ultimi tempi, che tu conosci bene, ci fa luce sui<br />
residui di diossina permessi nei formaggi e latticini e la diossina è un<br />
vero e proprio veleno, non come l’antibiotico perché i 10 0 20 ppb che molti<br />
apicoltori chiedono come limite massimo residuale non si avvicina neanche ad<br />
un problema per la salute umana.<br />
Da diversi anni, ormai, non uso più antibiotici per le api ma il numero di<br />
alveari ammalati è aumentato. Ho dovuto ridurre gli alveari, produco meno<br />
miele ed il prezzo di vendita è rimasto sempre lo stesso. Non guadagno più<br />
come dovrei(ed io vivo solo di questo lavoro), o addirittura ci rimetto. La<br />
logica conseguenza di questo “andazzo” è che penso già di ridimensionare<br />
ancora e diridurre il personale: non è bello licenziare i tuoi collaboratori<br />
dopo anni di servizio e sapendo che hanno anche loro una famiglia alle<br />
spalle da mentenere. Tutto ciò per colpa di una carenza legislativa che non<br />
offre strumenti adeguati e costringe in pratica tutti ad essere biologici,<br />
anche se non certificati.<br />
Mi ripeto, ridurre il ricorso agli antibiotici è bene, ma vietarli è male<br />
per l’apicoltura convenzionale.<br />
Credo che si debba avere il diritto di portare avanti realtà apistiche che,<br />
producendo quantità elevate di miele, sicuramente di alta qualità,<br />
contrastano l’importazione di miele dalla Cina, dall’Argentina Paesi<br />
dell’Est ecc&#8230; e non si minaccia così la produzione biologica che già ha il<br />
suo disciplinare da seguire e nessuno vieta loro di sfoggiare sul mercato un<br />
prodotto senza ombra di residualità alcuna.<br />
La mia esperienza e di tanti altri apicoltori professionisti è che dove ho<br />
apiari con degli apicoltori di vario tipo (ma quasi sempre hobbisti o poco<br />
più, ma non tanto per il numero degli alveari quanto per i pasticci che<br />
combinano) che abbandonano le api o non le sanno gestire, mi trovo in forte<br />
difficoltà nell’affrontare il problema bruciando soltanto perché l’anno<br />
successivo siamo punto a capo. Spesso, oggi, l’unica saluzione parziale è<br />
spostare le api in un’altra zona. Ma posso sempre abbandonare le zone<br />
migliori?<br />
Brucio e nessuno mi rimborsa, non ho più un reddito valido, licenzio,<br />
ridimensiono, ho il problema della varroa. Insomma, sembra che la mia<br />
missione sia quella di diventar matto di lavoro senza vedere risultati!<br />
Poi credo che la mia opinione, che ha alle spalle più di 80 anni di<br />
esperienza apistica della mia famiglia e 100 apiari in attività, sia valida<br />
almeno quanto la tua, Caro Marco. Senza la benché minima chiusura e<br />
preconcetto. E sì, perché sono desideroso di migliorarmi anche conoscendo la<br />
tua realtà apistica, cosa che sicuramente mi farà crescere e capire cose<br />
utili. Di una cosa sono altrettanto certo: non credo che i tuoi 10 apiari<br />
possono darti il medesimo riscontro sulle patologie che io devo affrontare.<br />
Dulcis in fundo, ringrazio Marco perchè sono certo che questo confronto è<br />
costruttivo; ed Apitalia che lo incentiva.</p>
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		<title>Di: Marco Valentini</title>
		<link>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-5</link>
		<dc:creator>Marco Valentini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 13:03:10 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-5</guid>
		<description>Il mondo e le suole delle scarpe
Grazie Serena, mi fai arrossire. Fatico a capire coloro che pensano che il mondo finisca davanti alle suole delle proprie scarpe. Magari succede anche a noi e non ce ne rendiamo conto. Il Rinascimento del settore, ammesso e non concesso che possa partire, e dubito ancor più che lo faccia semplicemente dalle mie considerazioni, ha bisogno di persone che siano in sintonia con il cambiamento. Per il momento, osservo che quanti affermano di sostenermi (te esclusa, evidentemente), poi se restano “zittini” a casa loro, lasciandomi prendere a sberle da chi, per profitto o insipienza, condivide questo modo di agire. I nei? Selezione spinta ai confini delle conoscenze, globalizzazione delle malattie, uso indiscriminato di molecole chimiche di ogni tipo, tecniche manipolative pesantissime sulle api che stanno minando l’apicoltura occidentale. Naturalmente, l’esasperazione non ha colpito solo il nostro comparto, anzi è insita nel modello di sviluppo Occidentale. La filosofia che sta dietro a questo approccio?  Pensare che le risorse di una Terra che è “aafinita” possano essere considerate “infinite” e che il loro uso indiscriminato non determini cambiamenti sostanziali. E’ un po’ la politica dello struzzo e così si continua a dire che i problemi sono solo fuori di noi. E allora? Allora questo atteggiamento non ci aiuta a risolvere le emergenze che ogni giorno siamo costretti a fronteggiare. Per senso di schifo o codardia abbiamo lasciato agire indisturbati i “manovratori” e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Insomma, uomini e donne di “buona volontà” unitevi e, soprattutto, svegliatevi! Quelli che rimangono da soli a dire la loro rischiano di fare una brutta fine…da parte mia non ho velleità eroiche.
Grazie di nuovo.

Marco Valentini
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo e le suole delle scarpe<br />
Grazie Serena, mi fai arrossire. Fatico a capire coloro che pensano che il mondo finisca davanti alle suole delle proprie scarpe. Magari succede anche a noi e non ce ne rendiamo conto. Il Rinascimento del settore, ammesso e non concesso che possa partire, e dubito ancor più che lo faccia semplicemente dalle mie considerazioni, ha bisogno di persone che siano in sintonia con il cambiamento. Per il momento, osservo che quanti affermano di sostenermi (te esclusa, evidentemente), poi se restano “zittini” a casa loro, lasciandomi prendere a sberle da chi, per profitto o insipienza, condivide questo modo di agire. I nei? Selezione spinta ai confini delle conoscenze, globalizzazione delle malattie, uso indiscriminato di molecole chimiche di ogni tipo, tecniche manipolative pesantissime sulle api che stanno minando l’apicoltura occidentale. Naturalmente, l’esasperazione non ha colpito solo il nostro comparto, anzi è insita nel modello di sviluppo Occidentale. La filosofia che sta dietro a questo approccio?  Pensare che le risorse di una Terra che è “aafinita” possano essere considerate “infinite” e che il loro uso indiscriminato non determini cambiamenti sostanziali. E’ un po’ la politica dello struzzo e così si continua a dire che i problemi sono solo fuori di noi. E allora? Allora questo atteggiamento non ci aiuta a risolvere le emergenze che ogni giorno siamo costretti a fronteggiare. Per senso di schifo o codardia abbiamo lasciato agire indisturbati i “manovratori” e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Insomma, uomini e donne di “buona volontà” unitevi e, soprattutto, svegliatevi! Quelli che rimangono da soli a dire la loro rischiano di fare una brutta fine…da parte mia non ho velleità eroiche.<br />
Grazie di nuovo.</p>
<p>Marco Valentini</p>
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	<item>
		<title>Di: Serena Rocchi</title>
		<link>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-4</link>
		<dc:creator>Serena Rocchi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 10:12:24 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.apitalia.net/weblog/archives/17#comment-4</guid>
		<description>come al solito folgorante, incisivo e graffiante, una vera ventata di aria fresca provocatoria, ma adrenalina e energia positiva per il mondo apistico il vero rinascimento apistico nasce dalle tue parole.
senza bisogni di commenti
serena rocchi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>come al solito folgorante, incisivo e graffiante, una vera ventata di aria fresca provocatoria, ma adrenalina e energia positiva per il mondo apistico il vero rinascimento apistico nasce dalle tue parole.<br />
senza bisogni di commenti<br />
serena rocchi</p>
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