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Apicoltore di Caiolo registra il canto e la danza delle api regine
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Con la telecamera nel suo alveare, Paride Bianchini, sperimenta anche nuovi metodi per combattere la varroa

I suoi video sono finiti su Youtube e riguardano gli esperimenti con le api, compresa la registrazione della danza delle regine. Si tratta di un apicoltore di Caiolo (SO), Paride Bianchini, che da anni sperimenta nel suo alveare alcuni metodi per combattere la varroa, il pericoloso acaro parassita che uccide questi insetti sociali. Nei filmati, ad esempio, si vede la reazione dell’alveare all’introduzione di acido ossalico, usato contro il parassita.

«Con una micro-videocamera, inserita in un’arnia – spiega Bianchini – ho videoregistrato la parte bassa dell’alveare, appena viene introdotto il medicinale che stiamo sperimentando: in un primo momento le api si ritirano dalla zona dove viene diffuso, poi, pian piano, ritornano e riprendono la normale attività. Questo fatto mi è sembrato interessante perché altre sostanze impiegate nella lotta alla varroa spesso provocano l’allontanamento delle api dagli alveari».

Bianchini, oggi in pensione, ha lavorato come tecnico di laboratorio di fisica presso alcuni Istituti scolastici di Sondrio. «Metto a frutto le conoscenze acquisite – dice – che mi hanno portato a cercare soluzioni ai problemi ma anche ad approfondire alcune curiosità che poi mi piace condividere con i colleghi apicoltori. Come nel caso delle regine che cantano prima di partire per il volo nuziale». Come sarebbe a dire? «Ho registrato semplicemente i ronzii che si fanno sempre più frequenti e caratteristici quando le api si avvicinano al momento della sciamatura. Come è noto, infatti, dagli studi di Karl Von Frish, questi insetti sociali, comunicano con delle danze circolari e col battito delle ali. Partendo da questo principio e usando gli strumenti forniti dalla tecnologia attuale, è possibile registrare tutto questo su video o su supporto audio. L’unico rammarico è che quando ho iniziato a studiare le api non c’erano questi accorgimenti e, adesso che le tecniche sono affinate, ormai sono entrato nella vecchiaia».

Dunque con una telecamera è possibile anche filmare la cosiddetta “danza delle api” che fu interpretata per la prima volta dal famoso etologo austriaco, premio Nobel per la scienza. «E’ necessario seguire il comportamento di un’ape al rientro dopo la scoperta di una nuova fonte di polline – spiega l’apicoltore. L’eccitazione per la scoperta le fa compiere uno strano balletto circolare sopra uno dei favi verticali. Qui, in mezzo ad uno ammasso di altre operaie, esegue la danza, tracciando una figura a forma di otto: una corsa ondeggiante o fase di ondeggiamento, seguita da una svolta a destra per ritornare al punto di partenza, detta fase di ritorno. Si hanno poi un’altra fase di ondeggiamento, seguita da una svolta a sinistra, e così in alternanza regolare tra destra e sinistra dopo le fasi di ondeggiamento. La fase di ondeggiamento della danza è la parte più importante e ricca di informazioni di tutta l’esecuzione dell’ape indicatrice».

Che cosa indica in particolare con questo movimento?
«La direzione e la durata delle fasi di ondeggiamento sono collegate alla direzione e alla distanza della fioritura indicata dall’ape che danza, così come si vede dai filmati. Tanto più lontano è l’obiettivo, quanto più lunga è la fase di ondeggiamento, con un coefficiente di aumento di circa 75 millisecondi ogni 100 metri. I fiori in linea col sole sono rappresentati da fasi di ondeggiamento in direzione ascendente sui favi verticali, ed ogni angolo a destra o a sinistra del sole viene codificato da un corrispondente angolo a destra o a sinistra della direzione ascendente. Poiché l’angolazione del sole cambia, le api adattano le danze insegnando alle colleghe in modo corretto dov’è la fonte di cibo sebbene l’angolazione del sole sia mutata».

Il Presidente dell’Associazione provinciale produttori apistici, Gianpaolo Calmieri, conferma l’importanza delle ricerche in atto: «Paride Bianchini è da sempre un importante riferimento per l’apicoltura perché i suoi esperimenti e le sue ricerche hanno dato un forte contributo alla conoscenza e al miglioramento delle tecniche apistiche. In un’apposita arnia di osservazione, da ormai molti anni, una famiglia è costantemente seguita con una telecamera e da un microfono - spiega Palmieri. Particolarmente importanti i risultati sul linguaggio di comunicazione della regina, altrimenti non conosciuto, e il confronto delle reazioni manifestate dalle api in relazione ai diversi tipi di trattamenti che sono effettuati per combattere la Varroa».

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http://www.apitalia.net/weblog/archives/133
 
(by Il Giorno - Paride Dioli)