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Speciale Apicoltori - n. 556, maggio 2006
Gli uomini dell'Apicoltura in Italia
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 • Franco Berardi
Un’Ape per amica
di Massimo Ilari, Alessandro Tarquinio
 
 CARTA DI IDENTITÁ
 nome  Franco
 cognome  Berardi
 età  49
 regione  Abruzzo
 provincia  PE
 comune  Piabella - Cepagatti - Brittoli
 nome azienda  ApiFranco
inizio attività  1995
arnie  150
 apicoltura  Nomade e Stanziale
tipo di api  Apis Mellifera Ligustica
 tipo di miele  Acacia
Millefiori
Timo
Tiglio
 miele prodotto  25 quintali/anno
 
 • L'Intervista
 
Come ha iniziato l'attività di apicoltore?
Sotto la guida di un esperto, maestro Santino Di Marco, Apicoltore da generazioni. Tutto ha preso il via, poi, per una scommessa con una amica e per tanta curiosità. Una curiosità, devo dire, che a distanza di un decennio è stata ampiamente ripagata dallo stretto contatto con il mondo delle mie amiche api. Un mondo che insegna tante cose e che riesce a riequilibrare anche il nostro rapporto con la natura. Devo dire che il mio rapporto con il prezioso insetto non è mai stato improntato solo sul livello produttivo. Anzi, ho sempre messo in primo piano i suoi insegnamenti di vita. Senso di dedizione, collaborazione e pazienza su tutti. E che dire della passione per l’ape? Tante cose pratiche e altre ideali. Aver fatto il vaccino desensibilizzante per poter continuare il mestiere di Apicoltore. Seguire tutte le notizie che riguardano il mondo dell’apicoltura, cioè aggiornarsi continuamente, ma soprattutto pensare agli altri apicoltori come se fossero una vera “famiglia”. Amici Apicoltori tutti accomunati da una malattia: “l’ape”.
 
Quali sono le difficoltà che si incontrano nella sua zona?
La riduzione dello spazio disponibile per l’allevamento. Purtroppo viviamo una realtà, anche nel verde Abruzzo, in cui si dà sempre meno importanza alla natura. Fabbriche, nuove costruzioni e strade dominano il territorio e sottraggono spazi verdi. Le api trovano sempre meno fioriture su cui volare per suggere il nettare e portare avanti la loro fondamentale opera di impollinazione. Spesso, poi, le amministrazioni pubbliche non sono abbastanza sensibili al lavoro che svolge l’ape e al mestiere di apicoltore. Un mestiere questo che necessita dell’entrata di nuove leve. C’è bisogno di giovani che scelgano la pratica apistica per dare vita e nuova linfa a tutto il settore. C’è bisogno di portare avanti delle campagne informative fra i giovani, nelle scuole e nelle famiglie. Il consumatore del futuro è d’obbligo che sia consapevole e che abbia possibilità di operare scelte alimentari incentrate sulla consapevolezza.
 
Ci sono problemi di commercializzazione nella sua zona?
Devo dire di essere fortunato visto che non ne incontro di particolari. Per quanto detto prima, scelgo un rapporto diretto con l’acquirente finale al quale veicolo informazioni su tutti i prodotti dell’alveare e mi dilungo a spiegare cosa debba intendersi per qualità. Per farla breve, la certificazione di qualità mi assicura un discreto numero di clienti. E tante soddisfazioni come produttore. Per essere sinceri chi assaggia il miele che confezionano le mie api difficilmente lo cambia con altri.
 
Pratica il nomadismo?
Si, ma a corto raggio, in montagna, a Frittoli, per il Millefiori e a Collarmele per la Sideritis e per Timo. Parlo di corto raggio perché non attuo grossi spostamenti all’interno della Regione e così non percorro molti chilometri. Ho fatto questa scelta proprio osservando l’ape che ama profondamente la sua zona e preferisce vivere nel proprio raggio di azione. Il mio non vuole essere un discorso oscurantista né di critica nei confronti dei colleghi apicoltori che hanno scelto il nomadismo a “lungo raggio”. E’ semplicemente la mia filosofia di vita. Un pensiero del tutto personale che non si contrappone in maniera critica nei confronti di altre visioni. Ricordo una canzone di Gaber: “lasciare lì qualcosa e andare via…”
 
L’apicoltore deve essere anche un esperto botanico?
Non credo si possa farne a meno. E’ certo che la conoscenza della botanica, delle fioriture e del loro potere nettarifero forniscono un contributo indispensabile per poter sperare di non fare un lavoro inutile. C’è anche da dire che conoscere la natura e i suoi frutti, cosa che le api sanno perfettamente, le rende più vicine. E’ come se lavorassimo insieme a loro. Quando si osserva un’ape che si tuffa “vogliosa” su un fiore com’è possibile non conoscerne il nome? Sarebbe bello portare i ragazzi delle scuole ad osservare un apiario e contemporaneamente spiegare le diverse fioriture presenti nelle vicinanze. Un ragazzo conoscitore della natura che lo circonda è certamente più consapevole della realtà che vive e più rispettoso dell’ambiente.
 
Che tipo di apicoltura pratica?
Tradizionale. Sono nettamente contrario al biologico, in quanto penso che l’apicoltura in quanto tale è già quanto di più biologico possa esserci. Sembra che tutti gli apicoltori che non praticano il biologico siano semplicemente dei piccoli chimici. Non è giusto sparare nel mucchio. E sì perché la maggior parte degli apicoltori hanno un profondo rispetto dell’ape e del consumatore. Quindi si guardano bene di irrorare l’alveare di prodotti di sintesi chimica. Eppoi, siamo proprio sicuri che i biologici lavorino bene e che i controlli siano efficaci? Sarà, ma personalmente ho molti dubbi. Semmai, c’è da mettere sotto accusa le pratiche agricole assai dissennate che non risparmiano veleni all’ambiente. L’episodio di avvelenamento delle mie api lo conferma.
 
Può raccontarci cosa è accaduto?
Vengo ai fatti. Sabato 25 aprile 2006, si è tenuto al COFA di Villanova un convegno di apicoltura. Al termine con il mio collega apicoltore Fabio Montagliani siamo andati nell’apiario di Cerratina, per una visita. L’erba già alta per le continue piogge non ci ha permesso di avere subito il quadro della situazione. Come ci siamo avvicinati, però, lo stupore per il disastro si è tramutato in incredulità: davanti alla porticine sommerse dalle erbe un tappeto inerme di api morte, alcune con ancora il polline sulle zampette. Altre si trascinavano a stento sul tappeto di cadaveri. Il lunedì mattina ho fatto la segnalazione al servizio Veterinario dalla ASL di Pescara e alle 12.00 un Veterinario incaricato aveva già effettuato un sopralluogo e una campionatura delle api per l’invio all’Istituto Zooprofilattico di Teramo. L’intento? Cercare di dare una spiegazione a quanto accaduto.
 
Cosa fare per evitare il ripetersi di tali episodi?
Il rispetto della natura non si inventa da un giorno all’altro. Il rispetto della Natura è un fatto di cultura: quando viene meno i danni, prima o poi, saranno per tutti. I penalizzati numero uno? Apicoltori, Agricoltori, e Cittadini. Allora, senza tanti peli sulla lingua, i controlli sul corretto utilizzo di prodotti dannosi per l’ambiente dovrebbero essere più rigorosi. Il futuro del Pianeta poggia su scelte “pulite”. Se non s’inverte la tendenza e la sbornia chimica non credo che saremo in grado di assicurare prospettive adeguate ai nostri figli. Che bisogno c’è di sparare con il cannone, quando il più delle volte sarebbe sufficiente un modesto tiro di cerbottana? Mi ripeto, l’Ambiente, e lo pronuncio non a caso con la A maiuscola, è un bene prezioso. La vitalità del terreno è la “condicio sine qua non” per la vitalità dell’essere umano. E’ una assicurazione sulla salute.
 
Scusi, ma data questa visione perché ce l’ha tanto con il biologico?
Io ce l’ho con la mancanza di controlli. Ce l’ho con un Regolamento sul bio che, almeno in campo apistico, trovo assai cervellotico. Magari per le altre derrate alimentari le cose funzionano benissimo. Riaffermo che c’è tanto bisogno di trasparenza e maggiore chiarezza. Aspetto un ripensamento anche da parte degli Organismi di controllo del biologico. Laddove ciò non accada, continuate a farci condurre la nostra professione secondo i dettami della tradizione. Il vero apicoltore è una “sentinella ambientale” ed ha il massimo rispetto dell’ape, della qualità del miele e del consumatore. Semmai, puntiamo su vasetti di miele con una etichettatura ineccepibile e garantiamo la tracciabilità.
 
Cosa direbbe agli apicoltori che usano antibiotici?
L’argomento penso riguardi prevalentemente chi fa dell’apicoltura una ragione di “solo reddito”. La conoscenza che ho delle varie patologie apistiche ed umane, mi impedisce di usare un farmaco vietato. In ogni caso vorrei ricordare a tutti gli apicoltori che, appunto, in Italia non c’è un antibiotico registrato. Come dire usando antibiotici si va contro la legge e si opera un danno che potrebbe essere fortissimo per il consumatore e l’ape. Pensate per un attimo ai problemi connessi con l’antibiotico resistenza. A questo riguardo credo sia indispensabile che tutte le Associazioni, sul territorio, portino avanti dei corsi di aggiornamento per insegnare agli apicoltori come fare fronte alle malattie delle api. Ci sono in giro troppi fantomatici esperti che procurano incredibili danni. C’è da appoggiarsi di più alle conoscenze dei veterinari. Occorrerebbe ricominciare a parlare di peste americana in modo maggiormente consapevole.
 
Utilizza particolari tecniche che migliorano il suo lavoro in apiario?
La collaborazione con amici, veramente esperti, con i quali mutuo tecniche, esperienze. I risultati centrati non nascondono invidia o gelosia.
 
Come lotta contro la varroa?
Il metodo di lotta alla varroa mi costringe sino ad ora a ricorrere al telaino trappola, al timolo nelle sua varie formulazioni, all’ossalico sia gocciolato che sublimato. A dire il vero, lo scorso anno i risultati non sono stati molto soddifacenti. Mi sono già attivato per poter avere il “Sucrocide” (n.d.r., Saccarosio Ottanoato, vedi Apitalia n.2, 2006, pag. 41) dagli USA, appena sarà disponibile anche in Italia.
 
Cosa non funziona nel mondo apistico?
Ognuno fa per sé. E’ come se non imparassimo nulla da Maestra ape. Mi domando: com’è possibile stare tutto il giorno con le api e continuare ad essere degli egocentrici che non hanno il minimo rapporto fra loro.
 
Cosa funziona nel mondo apistico?
L’amicizia, la passione per le api. La brava gente che incontro in ogni angolo d’Italia, quando partecipo a convegni, fiere, seminari. L’amicizia che cerco ogni volta che vedo un apicoltore e mi fermo immancabilmente per scambiare opinioni, pareri, consigli è un dono incommensurabile. Sono proprio questi i valori su cui fondare l’apicoltura, tutto il resto non conta. E come potrebbe essere altrimenti. Se tutto ciò latita, l’ape è vista semplicemente come un qualcosa da sfruttare.
 
Cosa rappresentano per lei le api?
Più di una passione, un modo di vivere sempre a contatto con la natura.
 
Ci racconti un episodio particolare legato alla sua attività?
Quando due anni fa sono andato dal mio Amico e Maestro Santino Di Marco, come al solito con il primo barattolo di miele di Robinia, (a proposito ho dovuto rifare le etichette in quanto i clienti cui conferivo il miele con l’etichetta Robinia mi dicevano: “non questo, l’acacia...”) arrivato a casa sua, sul balcone la figlia mi ha salutato chiedendomi come andavano le api. Le ho detto, “si sono ammalate”. Mentre allarmata chiamava il padre chiedendo notizie della patologia le ho mostrato il barattolo di miele dicendole “hanno fatto l’acqua… invece del miele”. Dopo di che sono tutti scoppiati a ridere, complimentandosi per l’ottimo risultato raggiunto.
 
Aspettative future dell’attivita?
Sono socio fondatore di un nuovo sodalizio “l’Abruzzo Tipico in Tavola" che spero mi consenta di far conoscere le qualità dei mieli che produco ad un più vasto pubblico. Spero di riuscire ad organizzare un corso Apicoltura in collaborazione con l’associazione Regionale AIPA per poter avvicinare altri amici al mondo apistico.
 
 
 • Le immagini di questa intervista (click per visualizzare)
Franco Berardi
 
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